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Scegliere: da diritto di tutti a dovere del manager. Perché troppe idee possono far male all’azienda

Se il web è diventato la cornucopia di idee e professionalità che sappiamo, chi gestisce divisioni chiave deve tornare a fare la rotta: selezionando solo il meglio per l’impresa e per chi ne fa parte.

Scegliere: da diritto di tutti a dovere del manager. Perché troppe idee possono far male all’azienda

È tra i temi più popolari portati alla ribalta dal celebre docente americano di teorie sociali Barry Schwartz. Così popolare da essere diventato un libro, un audiolibro, e una delle talk più viste, condivise e citate dell’intero circuito TED. Eppure, se quello de “Il Paradosso della scelta” è una teorema fino a ieri usato per designare la china post-consumistica della società occidentale, oggi i tempi sembrano essere maturi (forse anche troppo maturi) per una sua applicazione su più vasta scala.

Pensando al mercato del lavoro, ad esempio, a cosa è diventato e a cosa, soprattutto, promette di trasformarsi nel giro dei prossimi dieci anni, una rilettura delle teorie di Schwartz risulterebbe conveniente soprattutto se, al posto di abbigliamento e telefonia, entrassero in gioco fattori assai più delicati e cruciali per l’uomo. Ad esempio, le sue idee.

Il punto di partenza, in fondo, resta lo stesso: con più idee a disposizione, abbiamo davvero più scelta? E con più scelta davanti a noi, siamo realmente più liberi? Ma soprattutto: questa libertà, alla fine, ci consegna per davvero il saldo di un contesto migliore?

La conclusione a cui arriva Schwartz (ma guai a privarsi del gusto di capire come lo fa) è No. E con lui sono in tanti a pensarla così. Ultimo in ordine di tempo Roberto Verganti, docente di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano. In un recente articolo apparso sulle colonne del Sole, Vergati non fa altro che mostrarci, chiamandolo col proprio nome, il pantano di false opportunità nel quale a poco a poco ci stiamo dirigendo. E, faccenda tutt’altro che secondaria, da troppo tempo si stanno lasciando trascinare anche manager e aziende.

Come per quella di Schwartz, anche per la teoria di Verganti si potrebbe ridurre tutto a un assioma di grande impatto e, forse anche per questo, molto facile da memorizzare: troppe idee fanno male. Ma senza approfondire quale logica gli sta alla base, rischia di sfuggire la parte più interessante, il cuore pulsante dell’intera faccenda.

In buona sostanza, è il pensiero di Verganti, ormai abbiamo capito che razza di cornucopia di professionalità, idee e competenze sa essere il web, tutto il web, e in che modo la tecnologia faciliti la condivisione di queste abilità; per di più a ritmi impressionanti e da un capo all’altro del mondo. Insomma, quello delle idee non è più un bisogno primario del manager moderno, come è stato fino a pochi anni fa.

Quello che serve, oggi, allora, a chi guida in tutto o in parte i processi d’impresa, è quasi esclusivamente capacità di analisi. Scegliere il meglio di ciò che il mercato offre e scartare il superfluo e l’irrilevante. Ecco la vera sfida del manager contemporaneo. “In un mondo in cui tutto è possibile – scrive Verganti in un passaggio chiave del suo intervento sul Sole – siamo noi (manager, scienziati, progettisti) ad essere responsabili di offrire alle persone ciò che riteniamo abbia più senso”.

Insomma, se quello della scelta è passato dall’essere un affare di molti a un diritto di tutti, per i manager di oggi scegliere torna a essere il solo e più grande imperativo al lavoro. Saper riconoscere o, meglio ancora, dotarsi in autonomia di quei limiti che lo stesso sistema che offre tante scelte impone, costituisce la più grande abilità richiesta a chi amministra le sorti di altri professionisti. Fossero anche quelle di uno soltanto.