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Viaggio nei mestieri del dopo

Viaggio nei mestieri del dopo

Cambierà tutto. Cambieranno le nostre abitudini, anche se non possiamo ancora dire quanto. Di sicuro dovremo riscrivere la nostra concezione di mobilità, la nostra vita sociale, il nostro approccio al divertimento. Il modo di comunicare in casa col partner, il nostro regime alimentare. Il modo in cui ci vestiamo. La stanza in cui lo facciamo. L’ora della sigaretta e quella dell’amante. Perfino il nostro aspetto cambierà, vista l’aria che tira per estetiste e barbieri.

 

Perché è chiaro: ognuno di questi cambiamenti racconta il cambiamento più grande che gli sta alle spalle. E che riguarda il lavoro. È quello che insegna il mercato delle competenze, dopotutto, ogni volta che arriva a un tornante: per ogni mestiere a cui dire addio, ce n’è uno a cui dare il benvenuto. Sarà così anche stavolta, c’è da giurarci. Tanto vale, allora, farsi trovare pronti. Ma pronti a cosa? Come sarà, insomma, il mercato del lavoro di domani? 

 

La mappa del “mondo nuovo” secondo il World Economic Forum

Una nuova geografia del lavoro si sta già formando. C’è chi ironizza, ma poi neanche tanto, che gli avvocati divorzisti saranno i padroni del foro; le guardie giurate e i metronotte novelli angeli selezionatori all’ingresso di ogni supermercato, di ogni negozio, e forse pure di ogni ristorante e ogni bar. Serviranno riders per ogni cosa, perfino per il tè delle cinque.

 

Meridiani e paralleli hanno già ridisegnato le traiettorie di questo mondo nuovo, e qualcuno la troverà pure l’America, ma adesso le bussole sono in panne. E il primo cartografo che può venirci in soccorso è il World Economic Forum. In uno studio dal titolo “Jobs of Tomorrow: Mapping Opportunity in the New Economy”, l’istituto immagina uno stravolgimento del planisfero occupazionale da qui a due anni, con un’esplosione di competenze che definiranno i lavori del futuro. 

 

Novantasei, per la precisione. Dal Data Scientist al Cloud Engineer, dallo Chief Sustainability Officer al Artificial Intelligence Expert, dal Product Analyst al preparatore atletico. In questo mondo nuovo, spiega il WEF, le competenze digitali e quelle “umane” si intrecciano, si mescolano, si alternano: le soft skill affiancheranno le capacità tecniche e di business. 

 

I 7 cluster professionali, attenzione alla Care Economy

Secondo l’analisi del Wef, il nuovo mercato del lavoro chiederà profili che possono essere raggruppati principalmente in sette categorie:

 

  • Sales, Marketing & Content;

  • Data & AI;

  • Green Economy;

  • Care Economy;

  • Engineering & Cloud Computing;

  • People & Culture;

  • Product Development.

 

Lo studio passa attraverso l’analisi di una montagna di dati, tutti, va detto, raccolti prima che l’emergenza Covid-19 entrasse in scena. E il risultato è davvero interessante perché, nonostante questo, lo scenario descritto non sembra ipotizzare un mondo completamente distante da quello che raccontano oggi gli analisti.

 

Il World Economic Forum spiega, per dire, che salirà la domanda per i lavori della Care economy, come fisioterapisti, assistenti per anziani, istruttori di fitness. Ma che ci sarà un incremento della richiesta di competenze anche nel settore Sales, Marketing & Content (in particolare figure come il social media assistant, il digital marketing specialist, l’autore di contenuti e lo specialista di e-commerce), come pure nel mondo del People & Culture (con particolare attenzione a ruoli come lo specialista della talent acquisition e l’information technology recruiter).

 

Cinque categorie di skill: leadership e creatività sempre in testa

E a proposito di competenze, lo studio del WEF ha isolato anche le skill che saranno maggiormente richieste, dividendole in 5 macro-aree: 

 

  • Business Skill;

  • Specialist Industy Skill;

  • General & Soft Skill;

  • Tech Baseline Skill;

  • Tech Disruptive Skill.

 

Nella Business Skill sono comprese principalmente le competenze di marketing e project management, indispensabili per avviare o gestire un’impresa. Le Specialized Industry Skill sono, invece, le competenze specifiche, tipiche di un settore o di una particolare industria.

Creatività, problem solving e leadership caratterizzano invece le cosiddette General Skill, le competenze “multidisciplinari”, quelle che “non si può non avere”. Le Tech Baseline Skill sono invece le competenze tecnologiche di base, come possono essere quelle legate all’uso del PC e dei principali sistemi operativi. Infine le Tech Disruptive Skill sono le competenze digitali più avanzate, appartengono a chi è in grado di usare o progettare tecnologie capaci di incidere sui modelli di business.

 

Sei milioni di job opportunities

Qualcosa, lo abbiamo detto, lo perderemo per strada. Tanto o poco non importa perché nel mondo nuovo si saranno opportunità infinite. Fino a 6,1 milioni di job opportunities, per l’esattezza. Purché ci si presenti armati di competenze, digitali e di business. Ma non più soltanto queste. L’interazione tra le persone disegnerà i nuovi scenari, le competenze liquide marcheranno il plus, a parità di condizioni. Il che significa, per ogni candidato, la necessità di dotarsi di un bagaglio virtuale in cui capacità di giudizio, curiosità, diplomazia e gestione delle criticità rappresenteranno un vantaggio sui concorrenti. Il fattore umano, sempre, farà la differenza.

 

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