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Cercare lavoro dopo i 50 anni: la complessa sfida dei senior alle prese con un mercato nuovo (e le contraddizioni di sempre)

Cercare lavoro dopo i 50 anni: la complessa sfida dei senior alle prese con un mercato nuovo (e le contraddizioni di sempre)

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

Cercare lavoro dopo averne perso uno non è quasi mai il genere di esperienza inebriante che più di qualcuno, magari al riparo da imprevisti del genere, negli anni, candidamente ha provato a raccontarci. Almeno nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta, al contrario, di una circostanza tra le più complesse da gestire; improvvisa, ineluttabile e violenta, al pari solo di certi scrosci estivi.

Il paragone con la natura rende bene l’idea anche per un’altra ragione. Proprio come accade davanti ai suoi fenomeni, infatti, pure di fronte alla necessità di trovare una nuova occupazione il genere umano si divide in due categorie: di qua quelli eccitati dai vetri che ballano, di là chi trema per la paura che presto o tardi tutto possa volgere al peggio.

Timori in buona parte dovuti alle responsabilità cui un buon lavoro permette di far fronte. Tante, tantissime. Ogni giorno di più. Da qui il motivo per il quale, di solito, a marcare questa divisione tra i due schieramenti, sia soprattutto il dato anagrafico. La prospettiva infatti cambia in fretta, e l’eccitazione a poco a poco lascia il posto all’ansia, quando a cimentarsi con la ricerca di un nuovo impiego sono professionisti di una certa età. Ovvero donne e uomini con una vita extra professionale ben più carica di oneri rispetto ai colleghi più giovani.

A complicare poi, se possibile, ancora di più il quadro, il fatto che, agli occhi di un recruiter, a una maggiore esperienza corrisponde un dose maggiore di aspettative cui doversi far carico come impresa. Risultato: anche al cospetto di un profilo senior piuttosto appetibile, la scelta dell’azienda potrebbe ricadere sulla sua “copia” più giovane, benché meno esperta.

Storture che conoscono bene quei lavoratori che, superati i 50 anni di età, sono chiamati a rimettersi in gioco. E a farlo, per di più, in un mercato del lavoro completamente stravolto rispetto a quello che si spalancava loro di fronte quando hanno cominciato. Senza considerare le implicazioni di carattere umano, sono molti gli aspetti a cui prestare attenzione quando, oltrepassata la soglia dei cinquanta, si torna a guardare al mercato in cerca della giusta opportunità di rilancio.

Più che per qualunque altro genere di candidato, la ricerca di lavoro di un over cinquanta è infatti una partita che si gioca in equilibrio sui dettagli; dove ogni aspetto, persino il più piccolo, è in grado di determinare la più grande delle differenze.

Dagli aspetti più semplici, come redigere un curriculum che punti all’essenziale, fino ai rapporti con HR di anche trent’anni più giovani; dal saper individuare le giuste competenze su cui impostare la ricerca, fino alla gestione delle proprie energie; dall’esigenza di redigere un piano di incremento e manutenzione del proprio talento, fino alla corretta valorizzazione del proprio patrimonio di conoscenza: è lunga la strada che conduce alla piena soddisfazione di quel professionista senior che si mette alla ricerca di un nuovo impiego.

Lunga, e pure lastricata di insidie. Ne abbiamo messe insieme alcune, cercando anche di capire in che modo provare a disinnescarle.

Eliminare le date inutili.

Niente bluff, siamo d’accordo. Ma il principio di non enfatizzare le date è valido sempre, anche per i titoli di studio e tutto il resto: a che serve, per esempio, specificare che ci si è diplomati o laureati con Leone presidente della Repubblica? O che si hanno competenze con Windows 94? Via dal CV tutto ciò che rimanda chi legge alla vostra origine anagrafica. Le competenze, dopotutto,  non si misurano in anni!

Puntare all’essenziale.

Chi lavora da tempo, e lo fa pure con un certo profitto, sa bene che se ha una carta da giocarsi è quella dell’esperienza. Ma riempire il CV di nozioni superficiali è il peggiore dei passi falsi che si possano commettere. Puntare all’essenziale, allora, individuare solo le competenze più significative e più in linea con la posizione per la quale ci si candida. Uno sforzo di sintesi che facilita il recruiter nell’individuare prima e meglio il valore di un candidato, e che permette al candidato di stabilire fin dal principio scopi e mansioni per le quali si può contare sul suo supporto. Per questo motivo non ci si dovrebbe soffermare troppo su lavori svolti anni e anni prima. Il consiglio, in questo caso, è limitarsi agli ultimi quindici anni, raggruppando le esperienze pregresse in un’unica, possibilmente breve, sezione riassuntiva.

La motivazione.

Uno dei principali ostacoli per un Over 50 alle prese con la ricerca di un nuovo lavoro può essere la propria motivazione. O, meglio, quella che gli affibbia d’ufficio il suo interlocutore. Spesso, infatti, dietro la scelta di un profilo più giovane, al netto dei rischi che l’HR sceglie di correre ingaggiando un profilo dalla identità professionale ancora in corso di definizione, c’è la certezza (che poi certezza non è mai) che, quanto a motivazione, un profilo junior offra garanzie maggiori rispetto a un senior. E allora vale forse la pena spendere qualche minuto (due righe, non di più) nel proprio curriculum, o durante il colloquio, per far passare questo messaggio: “ho ancora tante energie e molta voglia di evolvere professionalmente, imparare e mettermi in gioco. E sono convinto che, con la giusta umiltà, e le mie competenze, potrei costituire un valore anche per i profili più giovani”.

Colmare il gap tecnologico.

Nessuno chiede di raccontare al recruiter le ultime mirabolanti performance di influencer e twitstar, ma di conoscere le dotazioni tecnologiche del settore e le ultime tendenze per il ruolo per cui ci si candida, quello sì. Nel caso ci sia bisogno di rimettersi al passo coi tempi, un piccolo refresh con qualche ex collega o, meglio ancora, un corso di aggiornamento (da condurre parallelamente alla ricerca lavoro) sono senz’altro le due soluzioni migliori per non farsi trovare impreparati a una chiamata.

Individuare la giusta società.

Il bisogno di un lavoro non dovrebbe mai costituire il ricatto psicologico sotto il quale il candidato finisce per rispondere a ogni genere di annuncio gli capiti a tiro. Selezionare bene l’azienda alla quale offrire le proprie competenze, specie nel caso di un candidato over 50, dovrebbe anzi essere il punto di partenza di ogni ricerca di lavoro. In entrambi i casi, sia che la nostra candidatura vada in porto, per poi scoprire che quell’impresa non valeva il nostro tempo, sia che venga rifiutata, occorre essere certi di aver investito bene la propria carta emozionale.


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