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La ricerca di lavoro online in 15 domande

La ricerca di lavoro online in 15 domande

Dai dubbi più comuni alle curiosità meno note: tutto quello che avreste sempre voluto chiedere prima di trovare il lavoro dei sogni.
 

In Italia sono ancora in pochi a sapere chi sia, ma negli Stati Uniti James E. Ryan è una specie di personalità. Di guru. Due le ragioni di questa popolarità. La prima: dirige da anni la Graduate School of Education di Harvard - non proprio l’ultimo dei poli culturali del pianeta, per intenderci. La seconda: la recente pubblicazione di un libro. Anzi, di un saggio: “Wait, what?”. 

Impossibile riassumere qui, anche sinteticamente, tutti i propositi di quest’opera che in poco tempo ha raccolto un successo pazzesco, come si dice, di critica e di pubblico. Se però vi accontentate di un tentativo sommario, allora potremmo dire che si tratta di un testo sull’importanza di porsi, oggigiorno, nella vita, le giuste domande. Attenzione, però: non di avere le risposte adatte agli interrogativi del nostro tempo, ma proprio di porsi le domande corrette per arrivare alla soluzione di quegli interrogativi. Chiara la differenza, no?

In “Wait, what?”, James E. Ryan parte da una considerazione semplice: se (ti) fai la domanda sbagliata, stai certo che otterrai la risposta sbagliata. 

Ora, siccome la ricerca di lavoro online è, per definizione, la terra delle domande sbagliate - di solito poste da candidati appena usciti dall’università, quindi del tutto digiuni di mercato del lavoro -, non potevamo, proprio noi, starcene immobili. 

 

Così abbiamo pensato di raccogliere a modo nostro l’invito di Ryan e di riassumere in un numero finito di quesiti il tema della ricerca di lavoro online. Ne abbiamo messi in fila quindici. E ci sono parsi, tra tutti, i migliori da cui partire. Si poteva fare meglio di così? Può darsi. Qualcosa ci dice, però, che Ryan sarebbe comunque piuttosto orgoglioso di noi.

 

1. Che formato scegliere per il mio CV?

Nel caso in cui intendiate candidarvi per un impiego pubblico, o in una società a partecipazione statale, suggeriamo il CV in formato europeo. Il cosiddetto Europass è ancora oggi uno strumento molto utile per chi intende intraprendere una carriera nel settore pubblico. Altrimenti optate per un formato tradizionale, meglio se originale e in linea con le vostre attitudini. Create sempre una copia del vostro CV in inglese. A un annuncio di lavoro in lingua si risponde con un CV in lingua.

 

2. Quali informazioni devo inserire nel CV?

Il Curriculum è il vostro biglietto da visita e in un biglietto da visita deve esserci l’essenziale. Ovvero tutto, ma non troppo. Le uniche informazioni utili sono, quindi: i vostri dati personali; i vostri recapiti; i link ai profili social (se ne avete, ma dovreste); le vostre esperienze professionali (se ne avete: nome dell’azienda, inizio e fine dell’esperienza, mansioni svolte); la vostra formazione; le competenze informatiche, linguistiche o di altro tipo; i vostri interessi (ma solo se aggiungono qualcosa di rilevante sul vostro conto).
 

3. È obbligatorio inserire la foto nel Curriculum?

No, ma perché rinunciare a un vantaggio del genere? La foto è un importante elemento mnemonico per il recruiter e potreste inoltre sfruttarla per dire qualcosa in più su di voi. Non pensate di prendere la faccenda sottogamba: la scelta della giusta foto per il CV deve essere fatta con cura. 

 

4. Come presentare il mio CV?

In questo caso la domanda potrebbe anche essere: in che cosa il mio curriculum si differenzia dagli altri? In un mercato del lavoro dominato dalle competenze omogenee e dai profili tutti più o meno simili, il CV può essere l’innesco per catturare l’attenzione del recruiter. La presentazione dovrà quindi essere semplice, immediata, ma memorabile.

 

5. Quanto deve essere lungo il mio Curriculum?

Ricordate sempre che un recruiter impiega in media 31 secondi per la lettura di un CV. Sta, quindi, a voi capire cosa sia il caso di far stare in questo (poco) tempo e cosa no. Va da sé che un candidato appena uscito dai banchi dell’università, o con pochissima esperienza alle spalle, non potrà avere un CV più lungo di una pagina A4

 

6. Quali competenze devo inserire nel CV?

Fatto salvo il bisogno di sintesi che domina ogni curriculum, un assaggio delle vostre competenze va comunque offerto a chi deve valutarvi (su cosa lo farebbe altrimenti?). Il consiglio in questo caso è capire quali siano le abilità più apprezzate dal mercato, trovare corrispondenza con le proprie, e valorizzarle all'interno del CV. In un articolo ad hoc, tempo fa, abbiamo spiegato come distinguerle. E qui a che punto siamo, oggi, con le soft skills, che negli ultimi tempi fanno un capitolo a parte nel mercato del lavoro.

 

7. Come cercare lavoro online?

Prima di tutto è necessario capire che alla ricerca di lavoro va destinato il giusto tempo. Lo stesso che dedichereste al lavoro che state cercando. Perché cercare lavoro è un lavoro a tutti gli effetti. Iniziate quindi mappando tutte le aziende che reputate interessanti e cominciate a informarvi sul loro conto. Perlustrate i motori di ricerca, e presidiate le piattaforme come Monster.it dove ogni giorno vengono pubblicati migliaia di annunci di lavoro. Tra queste offerte potrebbe esserci quella che fa al caso vostro.

 

8. Come sfruttare i social per trovare lavoro?

I social sono strumenti fondamentali: servono a mostrare ai recruiter qualcosa che nel CV sarebbe impossibile dire e possono rappresentare una eccellente rete professionale a vostra disposizione. Ma è fondamentale usare i propri profili digitali con buonsenso. Un uso troppo disinvolto o poco professionale di questi strumenti potrebbe farvi perdere, in un colpo solo, tutti i crediti guadagnati agli occhi del recruiter grazie alla qualità delle vostre competenze e del vostro profilo.

 

9. Posso scrivere all’azienda dopo essermi candidato all’annuncio?

In linea di principio, sì, ma senza apparire degli stalker. Mostrare il vostro interesse per il posto e per l’azienda, nei tempi e nei modi giusti, può anzi farvi guadagnare qualche punto agli occhi del recruiter; ma attenzione a trasferire su di lui l’ansia che la ricerca di lavoro di solito genera o la frustrazione per qualche No incassato. 

 

10. Come ci si prepara al colloquio di lavoro?

Primo: arrivare preparati su se stessi. Rileggere il proprio CV per evitare di apparire impreparati sul documento che voi stessi avete fornito al recruiter. Secondo: preparatevi sull’azienda, studiatela nei minimi particolari e prendete informazioni sul settore di riferimento: questo vi permetterà di porre domande e mostrarvi interessati al posto e all’azienda che ve lo sta offrendo. È un’attitudine molto apprezzata tra i selezionatori. Terzo: valorizzate i vostri punti forti senza strafare. Quarto: non caricate il momento di ansie e tensioni, non è che una tappa tra mille altre tappe. Quinto: sorridete e mantenete un atteggiamento positivo; non è un plotone d’esecuzione quello davanti a voi, ma un recruiter che - lui per primo - vorrebbe avervi in azienda, se lo meritate. Preparatevi bene anche nel caso si tratti di un video-colloquio in differita.

 

11. Come devo vestirmi per il colloquio?

Non esiste un dress-code universale, dipende dal contesto e dall’azienda. Esempio? Per un posto in banca, evitate le t-shirt. Per uno da programmatore/trice in una start-up, non occorre essere eccessivamente formali. L’unica regola è: indossate abiti che vi facciano sentire quanto più possibile voi stessi, che vi mettano quanto più possibile a vostro agio.

 

12. Cosa si può dire (o non dire) durante il colloquio di lavoro?

In un primo colloquio di lavoro, meglio evitare atteggiamenti negativi. Evitate quindi di esprimervi sulle difficoltà di trovare lavoro, o sui cattivi rapporti col vostro ex datore di lavoro. Evitate di apparire eccessivamente rigorosi ed esigenti e mettetevi in una posizione di ascolto. Siate pronti a intervenire e non esitate a fare domande, specie alla fine della selezione.

 

13. Si parla di soldi in un colloquio di lavoro?

La risposta a questa domanda è nì. Nel senso che lo stipendio è una delle ragioni per cui siete lì, ed è quindi del tutto legittimo chiarire da subito anche questo aspetto. Ma apparire fin dalle primissime battute più interessati alla questione economica che al posto e a tutte le opportunità ad esso collegate, rischia di essere una strategia penalizzante. Lasciate che al primo colloquio sia il recruiter a introdurre il tema. Ma arrivare preparati all’appuntamento resta fondamentale.

 

14. Quanto tempo dopo il colloquio posso scrivere al recruiter?

Non esiste una regola per questo. O forse ne esiste una sola: non essere troppo ansiosi.

Si può scrivere anche il giorno dopo, infatti, ma non per chiedere come sia andato tecnicamente il colloquio, piuttosto per esprimere, in due-righe-due, tutte le belle impressioni raccolte durante la selezione. Gli aspetti piacevoli della “chiacchierata”, gli spunti emersi nel confronto. E, per questo motivo, rivolgere al recruiter un ringraziamento per l’opportunità fin lì ricevuta. 

 

15. Cosa fare se il colloquio di lavoro è andato male?

Una sola cosa: ringraziare. Comunque sia andato il colloquio, quella che vi è stata offerta resta un’occasione di crescita di cui potervi sentire grati. Comunicatelo al vostro selezionatore, se pensate ne valga la pena. E poi, in fondo, cos’è un insuccesso, se non un’opportunità che ancora non è stata colta? Per consolarvi, consigliamo uno sguardo al cielo. Con un po’ di fortuna, chissà, potrebbe passarvi sulla testa un razzo spaziale.

 

 

 

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