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La ricerca di lavoro? Comincia scegliendo la “giusta” università.

La ricerca di lavoro? Comincia scegliendo la “giusta” università.

Ventinove per cento. O, se preferite, meno di tre su dieci. È il rapporto dei giovani che in Italia, dopo la maturità, sceglie il proprio corso di laurea guardando prima in che direzione si muove il mercato del lavoro. Per gli altri, quindi per oltre sette ragazzi su dieci, è invece la vocazione personale a orientare la bussola formativa.
 

Il dato, riportato in un’indagine McKinsey sulle cause all’origine della disoccupazione giovanile, ci offre il pretesto irripetibile per una domanda semplice ma necessaria: quando inizia una ricerca di lavoro?
 

La prima risposta ci arriva proprio dallo studio appena citato. Ed è più o meno questa: la caccia al lavoro dei sogni comincia con la scelta del proprio percorso di studi. Ovvero con l’individuazione di una formazione che sia quanto più equilibrata possibile; che tenga conto, cioè, allo stesso modo, tanto delle passioni individuali quanto delle esigenze del mercato.
 

Perché quando parlano di «disallineamento tra capitale umano formato dal sistema educativo e necessità attuali e prospettiche del sistema economico del Paese», gli analisti ci stanno dicendo proprio questo: esiste un mercato del lavoro che ha dei bisogni precisi, e che genera una domanda di manodopera altrettanto precisa; poi esiste un’offerta che, piuttosto incurante di quella domanda, punta dritta da un’altra parte.
 

Perché? Perché in Italia, a quanto pare, si sceglie facoltà e corso di studi facendo più spesso i conti con le proprie ambizioni che non con l’evoluzione del mercato del lavoro e le opportunità che questo è in grado di generare.
 

Il 66% degli intervistati ha infatti dichiarato di mettere in cima ai criteri di individuazione della propria facoltà “gli interessi e le inclinazioni personali”; da qui la penuria di manodopera che riguarda da molto vicino alcuni particolari ambiti del mercato del lavoro in Italia. E non si tratta di porzioni marginali del tessuto produttivo italiano, anzi.
 

Tra il 2018 e il 2023, ad esempio, le imprese attive in settori considerati centrali per lo sviluppo del paese, tra i quali la meccanica, la chimica, il tessile, l’alimentare e - soprattutto - l’Ict, saranno chiamate a far fronte a un bisogno di manodopera stimato, secondo un rapporto Confindustria-Unioncamere, in oltre 272mila professionisti, di cui il 60% periti e laureati tecnico-scientifici. Stando ai numeri, il dubbio è che le università italiane fatichino non poco a soddisfare una simile domanda.
 

Un dato che costituisce, però, dall’altro lato, una opportunità colossale per chi si trova, oggi, a dover compiere scelte che esprimeranno il proprio potenziale entro il prossimo quinquennio. Perché se è vero che la laurea “paga” ancora, offrendo più possibilità di impiego rispetto a chi si affaccia sul mercato sprovvisto di questo titolo di studio, è altrettanto vero che scegliere il giusto corso di laurea aiuti non poco a trovare subito una propria dimensione all’interno del complesso mercato del lavoro italiano.
 

Già, ma che cosa bisogna scegliere allora tra ciò che piace e ciò che serve? Lo abbiamo detto all’inizio: qualcosa che, per quanto possibile, tenga insieme l’una e l’altra cosa. Un percorso che saldi insieme, come due lembi dello stesso tessuto, stimoli e passioni di ciascuno, e interessi generali del mercato.
 

E il mercato, oggi, racconta uno scenario nel quale le professioni più ricercate e in ascesa sono quelle legate alla tecnologia, all’ingegneria e al business, a dispetto di funzioni di staff (docenti, legali, risorse umane) che registrano invece da anni un costante declino sul piano dell’appetibilità occupazionale.
 

Tuttavia, se il primato degli indirizzi scientifici su quelli umanistici è confermato dagli analisti di ogni latitudine, altra cosa poi sono le competenze. Aspetto sul quale ha contribuito a far luce anche il Word Economic Forum, tracciando l’elenco delle dieci competenze più richieste dal mercato del lavoro nei prossimi anni. E non mancano le sorprese. C'è poi anche chi, appena fuori dai nostri confini, ha invece pensato bene di risolvere la faccenda in questo modo.
 

Ma eravamo partiti da una domanda, ricordate? Ci eravamo chiesti, all’inizio di questo articolo, quand’è che inizi, per davvero, una ricerca di lavoro. E la risposta che ne è seguita - con la scelta di un percorso di studi equilibrato tra ambizioni personali e richieste delle aziende - ci ricorda soprattutto un tratto del mercato del lavoro: la sua perenne instabilità. Quella ricerca di equilibrio, insomma, non vale solo quando si tratterà di muovere i primi passi nel mondo del lavoro, ma ogni qual volta ci si troverà di fronte al dubbio se assecondare la propria vocazione o cedere almeno un po’ alle sirene del mercato.


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