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Non sbagliare la prima palla: dallo sport arriva la regola d’oro per chi cambia lavoro

Non sbagliare la prima palla: dallo sport arriva la regola d’oro per chi cambia lavoro

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

È il segreto di Pulcinella di ogni professionista sportivo: mai sbagliare la prima palla. Chiedete pure in giro: vi sentirete rispondere che poche cose sanno predire la giornata di un atleta quanto la qualità della mossa fatta negli istanti che seguono l’inizio della gara.

Questione di atteggiamento, pare. Di fiducia nei propri mezzi. Ma anche di lucidità nello svolgere i compiti e prendere le decisioni lungo tutto il corso della competizione. Affrontare dunque i primi secondi di ogni sfida come se fossero gli ultimi, quelli decisivi, è la filosofia che accomuna una fetta consistente degli sportivi di tutto il mondo.

Ma il teorema non esaurisce la sua validità una volta usciti dal perimetro agonistico. Nel mondo del lavoro, anzi, questo approccio promette di premiare allo stesso modo, se non di più, quei professionisti che, alle prese con una nuova avventura, o davanti al primo appuntamento professionale che conti, scelgono di investire una dose maggiore di energie all’inizio rispetto a qualsiasi altra fase del proprio percorso di carriera.

Chiaro, un modo per farlo che sia valido e al tempo stesso uguale per tutti non esiste. Esistono però percorsi, e attenzioni e gesti e processi che valgono sempre. Al di là dell’ambito di appartenenza, del ruolo e dell’esperienza pregressa.

Ne abbiamo raccolti alcuni, con l’auspicio che, se non a giocare al meglio la prima palla, questi suggerimenti possano almeno evitare di sbagliarla. E aiutare chiunque a tracciare il profilo del professionista che si è scelto di diventare.

Uno: mantieni gli impegni assunti in fase di colloquio.

Che tu abbia saputo valorizzare al meglio la tua esperienza e le tue competenze in fase di colloquio, o che a farlo per te sia stato un curriculum di tutto rispetto, il tuo, fa lo stesso: quello che conta è aver ottenuto il posto. Ma, attenzione, il difficile arriva adesso. Tu e il tuo avatar professionale avete contribuito a creare delle aspettative sul vostro conto, ecco perché sarebbe allora il caso di investire ogni singola goccia di energia dei tuoi primi tre mesi per mantenere gli impegni assunti in fase di colloquio di lavoro. I primi tempi in una nuova azienda sono cruciali per determinare la percezione del professionista che sarai. Come nel caso di un’esperienza all’estero, un cambio di lavoro è il modo migliore per riaggiustare il tiro rispetto al passato e correggere le naturali imperfezioni riscontrate lungo il percorso professionale. Capire fin da subito in cosa si differenzia il tuo nuovo ruolo, e provare a offrirlo subito all’azienda, è dunque la cosa che più si avvicina a quel “non sbagliare la prima palla” da cui siamo partiti.

Due: dimostra il tuo valore anche attraverso una migliore gestione del tempo.

Nessun manager si aspetterà mai di vedere risolti problemi cronici della propria azienda dall’ultimo arrivato, per quanto talentuoso ed esperto questi sia. Specie nei mesi immediatamente successivi al suo ingresso nel gruppo. Ma quello che tutti, in azienda, si aspettano di misurare dopo un’assunzione, è la potenzialità del nuovo collaboratore. E nessuna grande potenzialità passa attraverso una gestione dissennata della propria giornata al lavoro. Gestire al meglio il proprio tempo in ufficio è un altro modo per dimostrare il tuo valore agli occhi di chi sta investendo su di te. Oltre che una buona opportunità per ripensare la qualità del tuo work-life balance, magari tagliando qualche vecchia e tossica abitudine dalla tua routine.

Tre: stabilisci nuovi obiettivi personali in base alle aspettative dei tuoi manager.

Insomma, una volta chiarita la faccenda delle aspettative che ti derivano dal colloquio, preparati subito a farti carico di altri obiettivi. Sono quelli che, legittimamente, i tuoi colleghi e i tuoi manager avevano in serbo per te. E, se riesci, battili sul tempo. Stabilisci quanto prima un legame con i tuoi supervisori, consultali anche più volte al giorno, e cerca di capire la traiettoria tracciata per la divisione alla quale sei stato destinato. Inoltre, questo è un ottimo metodo per capire, fin dalle primissime battute, se stai sbagliando qualcosa, o se, invece, i tuoi primi passi stanno andando nella direzione che ci si aspettava di vedere.

Quattro: non escludere un cambio delle tue abitudini extraprofessionali.

Un nuovo lavoro può voler dire anche un cambio delle abitudini e dello stile di vita. Il collaboratore ideale, che molti si aspettano di vedere in te, è probabilmente anche quello che dimostra di sapersi adattare ai cambiamenti imposti dalle nuove sfide professionali. Senza contare che, a volte, cambiare abitudini equivale a guadagnare una nuova consapevolezza del proprio tempo. A tutto vantaggio della propria qualità della vita.

Cinque: dimostra sempre il tuo attaccamento all’azienda.

Sembrerà scontato dirlo, ma se c’è qualcosa che ci si aspetta di vedere in un nuovo collaboratore, specie nei primi mesi, è attaccamento alla maglia. Che vuol dire soprattutto condivisione di valori, di abitudini e di comportamenti all’interno dell’azienda. Oltre che tenacia circa l’ottenimento dei risultati. Chiediti cosa è importante per la dirigenza. Come misurano la crescita in azienda. Come approccerebbe il tuo nuovo manager questo o quel quesito. Cosa puoi fare, concretamente, per rendere più agevole il lavoro dei tuoi colleghi e permettere di conseguire un vantaggio diretto per l’azienda.

Pochi mesi sotto la luce intensa di queste domande, e quella proiettata sarà l’immagine di un professionista indispensabile. Di quelli che manager e dirigenti ricordano meglio, quando cambiano casacca.


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