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Si parla di soldi in un colloquio di lavoro?

Si parla di soldi in un colloquio di lavoro?

È l’argomento tabù, quello che da solo basta a determinare la fine dei sogni di gloria in un colloquio di lavoro. Autentico spauracchio di molti candidati e buccia di banana per una quantità imprecisabile di aspiranti nuovi occupati in tutta Italia. Che pure, a dirla proprio tutta, sarebbero lì per quello: lo stipendio.

 

La domanda che ci si pone, dopotutto, è legittima e giustifica buona parte delle ansie di chi si appresta ad affrontare una selezione professionale: si parla di soldi in un colloquio di lavoro? Meglio: è lecito chiarire subito l’inquadramento economico del posto per il quale ci si candida, oppure meglio non evocare il tema alla prima occasione utile, pena il rischio di apparire più interessati al compenso che non alla mansione in sé? E soprattutto, esiste un momento migliore di un altro, in una job interview, per parlare di soldi?

 

Ecco, chiarito il punto di partenza, proviamo a fugare qualche dubbio tenendo bene a mente l’unica regola al riguardo: non esiste alcuna regola al riguardo. Nei nostri consigli su come arrivare preparati a un colloquio di lavoro, spieghiamo spesso che ogni HR aziendale, ogni percorso di selezione del profilo ideale, ogni strategia di scouting, e di riflesso ogni interview, è disciplinata anche da una forte componente discrezionale. La quale, nella stragrande maggioranza dei casi, è frutto della coesistenza, al proprio interno, di svariati fattori: etica aziendale, tipo di profilo da individuare, livello di anzianità richiesta e via di questo passo.

 

Così le dinamiche che entrano in gioco nella selezione di un product manager rischiano di non farlo per un designer industriale. Come del resto i principi validi nel recruiting di un responsabile marketing potrebbero non essere gli stessi se la medesima azienda ricercasse un junior social media manager.

 

Quindi, direte voi, che diavolo devo fare? Prima regola: arrivare preparati. Sapere per esempio qual è, se c’è, un massimo e un minimo salariale per la posizione per la quale vi siete candidati è già qualcosa. Soprattutto perché questo vi permette di stabilire in anticipo il range entro il quale voler collocare il valore delle vostre competenze. Regola seconda: cominciate elencando ciò che vi è chiesto. Non datelo - mai - per scontato. Provate a riassumere in un intervento schematico tutto ciò di cui consta il “vostro” lavoro. Infine spiegate che per una responsabilità simile, il mercato stabilisce un salario che va da un minimo x (che voi a questo punto sapete qual è) a un massimo y (idem).

 

In ultima istanza, nel caso in cui le condizioni del trattamento economico non rientrassero in quelle previste nel CCNL di categoria o non siano state specificate prima dello svolgimento del colloquio, vale a dire in quella finestra che va dalla stesura e presentazione del curriculum vitae fino alla chiamata diretta per l’application, è lasciare che sia il recruiter ad introdurre il tema dei soldi nel colloquio di lavoro.

 

Autonomia ed eccessiva intraprendenza, quando si parla di denaro, destano sempre pericolosi sospetti agli occhi di chi cerca in voi passione naturale e dedizione sincera alla causa. Una volta entrati nell’argomento, poi, ripartire dal punto primo. E comunque, puntare alto senza esagerare è di solito la soluzione che… paga di più. Perché? Perché se non chiedi più di quanto puoi ottenere, non otterrai mai nulla. (Che poi è solo un modo appena più elegante per dire che di frecce al proprio arco per abbassare quell’importo, le aziende, ne hanno quante ne vogliono).


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