Orientarsi nelle professioni ICT: quando il candidato deve immaginarsi in autostrada

Orientarsi nelle professioni ICT: quando il candidato deve immaginarsi in autostrada

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

Si dice che in autostrada il conducente più avveduto non sia quello che fissa l’automobile che gli sta davanti, ma quello che osserva la vettura che precede quella che gli è di fronte. La metafora è fin troppo chiara: per sapere in che direzione si muove il mondo e anticiparne gli eventi, o quantomeno per non finirne travolti, seguire il flusso della storia spesso non basta. Qualche volta, infatti, bisogna provare ad anticiparlo.

Concetto che per un millennial in cerca della professione ideale, o per un esponente della cosiddetta Generazione Z, si traduce facilmente in questo modo: provate a dare un’occhiata alla direzione verso cui il mercato del lavoro sta andando e vi risparmierete qualche brutta sorpresa.

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Perché se è vero che i prossimi saranno anni di grande rivoluzione, e come tali farciti di una quantità impressionante di elementi il cui impatto spesso non è stimabile se non nel momento in cui si producono, è vero anche che esistono strumenti capaci di offrire un orientamento pure minimo, ma in grado, agli occhi di un candidato avveduto, di fare la differenza tra un inserimento macchinoso nel complesso ingranaggio del mondo del lavoro e un futuro all’altezza delle proprie aspettative.

Uno di questi strumenti è senza dubbio l’Osservatorio delle competenze digitali. Che nell’edizione 2017 fotografa con precisione chirurgica lo scenario che attende i neo laureati e i futuri specializzati nelle professioni ICT. Perché è da lì che passa la fetta più consistente delle opportunità di lavoro future.

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Raccolti in un arco temporale di oltre tre anni, da febbraio 2013 al dicembre 2016, i dati contenuti nell’Osservatorio dimostrano infatti che come il carbone è stato per la prima, la fibra ottica sarà il materiale alla base della quarta rivoluzione industriale appena cominciata. Solo per dare una stima, oltre 175mila sono stati gli annunci di lavoro rivolti a profili ICT caricati sul web nel periodo di riferimento. Ma a stupire, di questo dato, oltre alla mole, è anche la progressione delle percentuali fatta registrare nell’ultimo anno: +32% sui dodici mesi precedenti. Che in numeri fa qualcosa come oltre 60mila offerte di lavoro per profili ICT pubblicate solo nel 2016. E il trend, stando alle prime stime per l’anno in corso, sembra essere destinato a crescere ancora.

Già, ma cosa c’è dietro questi numeri? Quali sono le professioni più richieste nell’era della digitalizzazione delle competenze? Per rispondere meglio a questa domanda, l’Osservatorio, prima di tutto, chiarisce le macro aree di riferimento. Individuando in “Cloud Computing”; “Mobile/App Economy”; “Internet Of Things”; “Cyber Security” e “Big Data” i cinque trend tecnologici, le cinque grandi arterie di questa rivoluzione che individua le professioni digitali di domani.

In un contesto così ripartito, i dati raccolti e analizzati dall’Osservatorio suggeriscono inoltre che Sviluppatori, System Analyst e ICT Consultant contribuiscono ad occupare più dei due terzi della domanda complessiva e che, in generale, tutte le professioni digitali fanno registrare tassi di crescita a due cifre, in alcuni casi persino superiori al 90% come per i Business Analyst e gli specialisti Big Data, e dell’ordine del 50% per gli ICT Consultant, i Database Administrator e gli specialisti di Service Strategy. Ma il quadro delle professioni emergenti in ambito digital si conferma a tinte chiarissime anche per specialisti in Cloud Computing, in Cyber Security, in IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics e in Cognitive and Artificial Intelligence, tutte professioni che fanno registrare nel complesso un tasso di crescita del, “solo”, 56 per cento a fine 2016. E il meglio, a quanto pare, deve ancora venire.