Skip to main content

Avremo un nuovo galateo del lavoro dopo il Coronavirus?

Avremo un nuovo galateo del lavoro dopo il Coronavirus?

Tra le poche certezze arrivate con l’inizio della fase cosiddetta “di convivenza col virus” (alias “Fase chissà”), ce n’è una che riscatta almeno in parte l’angoscia degli ultimi mesi: non tutto il male legato all’emergenza Covid-19 è venuto per nuocere. 

 

Smart working, digitalizzazione, salute e benessere dei lavoratori

Prendete il mondo del lavoro. Solo qui il passaggio delle pandemia ha prodotto una quantità interessante segnali positivi. Uno: il ricorso massiccio allo smart working, benché nella sua versione posticcia. Due: la digitalizzazione spinta dei processi aziendali, così spinta che molte organizzazioni hanno dovuto rivolgersi all’esterno per restare al passo.

Tre: una maggiore sensibilità delle aziende sui temi della salute e del benessere dei propri collaboratori.

Ma non finisce qua. Perché a corredo esiste un’altra vastissima gamma di micro opportunità favorite dall’emergenza e ancora tutte da esplorare. 

Un manualetto pratico a uso dell’HR perbene

Tanto vale osare, allora, ci siamo detti, e provare a sfruttare la fertilità di questo momento per immaginarla perfino migliore, la realtà post-Covid. Cominciando proprio dalle piccole cose. Tra restrizioni, social distancing e nuove abitudini che andranno consolidandosi, perché non considerare questo periodo come l’occasione che aspettavamo per riscoprire le buone maniere nel mondo del lavoro? 

Da qui l’idea di un manualetto pratico a uso dell’HR perbene. Cinque semplici accorgimenti, da condividere coi colleghi in ufficio e quelli in smart working,
per ristabilire un po’ d’ordine. Per ridare anche una “forma”, oltre che una sostanza, alle relazioni professionali. 

Ecco la nostra proposta per un nuovo galateo del lavoro.

 

Chiedere “permesso”, prima di invitare qualcuno in video call

Pensate alla leggerezza con cui manager e colleghi, fin dal minuto uno della Fase Zero - quella del lockdown, per capirci - hanno gestito questa faccenda degli inviti alle video call. Bene: è il momento di darci un taglio. O almeno di ristabilire dei limiti di buonsenso. Le video call saranno di sicuro una costante della nostra vita post-Covid, perciò meglio fissare a monte le regole del gioco. Prima di invitare qualcuno a un meeting virtuale, accertiamoci in anticipo di avere la sua disponibilità a partecipare. Domandiamogli quante call ha già all’attivo. E prepariamoci a rimandare la nostra conversazione al giorno dopo. Diversi studi dimostrano quanto le videochiamate siano più faticose e stancanti dei meeting svolti di persona. Il vostro collega potrebbe essere in video dalla mattina. Siate comprensivi.

 

Gli “Zoom day off” e il limite a 30 minuti per le call

C’è chi l’ha già fatto, istituendo giornate (o porzioni di queste) completamente Zoom free (dal nome della piattaforma di videoconferenze più diffusa durante l’emergenza Covid-19). Altri, invece, come alcune imprese USA, hanno dato una botta al cerchio e una alla botte introducendo il limite massimo di 30’ per ogni call. In entrambi i casi, l’obiettivo è semplice: permettere ai professionisti in ufficio - e a maggior ragione a quelli in smart working - di avere tempo per “ossigenare” il cervello o per occuparsi delle attività individuali (gestione delle mail, lettura documenti, formazione personale, affaracci propri). Tutta roba che negli ultimi mesi è stata relegata il più delle volte nei minuti rubati tra la fine di una call e l’inizio di un’altra. Il giorno migliore per “Zoom day off”? Nessun dubbio: venerdì. Entrare dolcemente nel week end sarà un altro dei regali inattesi del post pandemia.

 

Stabilire una nuova etichetta per l’invio delle email

Da che esistono, sono una delle più rilevanti fonti di stress sul posto di lavoro. Figuriamoci ora che la quasi totalità della comunicazione professionale passa da lì. Ma se prima le email erano per lo più un problema di merito, e a farci venire il sangue amaro era il loro contenuto, da qualche mese le critiche riguardano anche il metodo di invio. In particolare, stavolta, è l’orario a finire sotto accusa. Da quando il Coronavirus è entrato nelle nostre esistenze, una separazione netta tra vita personale e professionale è due volte più necessaria. Scrivere a capo e colleghi fuori dall’orario di lavoro non dovrebbe più essere tollerato. Non soltanto è scortese e scorretto sul piano personale, ma è un gesto che tende ad alimentare anche la peggiore cultura del lavoro possibile. Ovvero quella poggiata sull’idea che le persone con cui collaboriamo debbano essere disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E non chiedete (mai) risposte immediate a una vostra email: è la cosa più vicina al bullismo applicata al lavoro.

 

Regolamentare la gestione degli spazi condivisi

Nonostante gli sforzi, le aziende non potranno garantire smart working per tutti. Per questo ci sarà sempre qualcuno, in azienda, che l’ufficio dovrà continuare a usarlo. Insieme all’adozione delle misure di sicurezza previste dai protocolli governativi, è importante che le imprese si dotino pure di una disciplina interna per la gestione degli spazi condivisi. O almeno di quelli che sopravviveranno. Non si tratta solo di pretendere il rispetto di regole scritte, ma riguarda anzi molto di più l’etica legata al riconoscimento dei nuovi limiti, all’utilità degli accorgimenti e delle restrizioni che questa pandemia ci ha imposto come comunità di professionisti, prima ancora che come individui. Un segnale di civiltà, che troverebbe nel mondo del lavoro per una volta il punto di partenza, e non quello di arrivo.

 

Avere rispetto del rispetto degli altri: maestri di intelligenza emotiva

Come il paragrafo precedente, spostando però stavolta l’attenzione dal collettivo al singolo. Sì perché la vita in azienda dopo il Coronavirus sarà prima di tutto un esercizio intimo individuale. Un equilibrismo continuo tra ciò che era e ciò che non sarà più, tra ciò che si poteva fare prima e ciò che non sarà più concesso. Tutto cambierà, nella nostra concezione del lavoro in ufficio, compreso il rapporto coi colleghi. Scopriremo presto nuove forme di interazione, di condivisione, di scambio. In una parola: di socialità applicata al lavoro. In uno scenario del genere, l’intelligenza emotiva acquisirà un’importanza strategica. Perché ci sarà chi si troverà da subito a proprio agio con questo nuovo mondo, e chi avrà bisogno di più tempo per adattarsi. Dovremo imparare ad avere cura del rispetto degli altri per le regole che ci verranno imposte. E considerare la sensibilità altrui come la nostra nuova bussola.

 

Back to top