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Il lavoro ombra: gli straordinari (non retribuiti) che facciamo senza rendercene conto

Il lavoro ombra: gli straordinari (non retribuiti) che facciamo senza rendercene conto

Dal supermercato al rifornimento auto, passando per l’organizzazione delle ferie e gli estratti conto: se uscire dall’ufficio ci affatica quanto restare al lavoro.

 

Lavorare stanca, l’avrete senz’altro notato. Lavorare senza rendersene conto, però, stanca persino di più. Vi vediamo già smarriti. Eppure attenzione a chiamarsi fuori già a questo punto del ragionamento. Che ci piaccia o no, in questa storia, siamo tutti coinvolti. Proviamo a spiegarci?

Prima, però, guardiamoci un istante negli occhi: in quanti potrebbero dirsi esenti dal “lavoro ombra”? Rispondiamo noi: nessuno. Chi più chi meno, tutti lavoriamo “in ombra” quell’oretta, oretta e mezza al giorno, in media. Impossibile? State a sentire.

 

Lavoriamo “in ombra”, per dire, al supermercato, quando spingiamo il nostro carrello e pesiamo le nostre arance (in principio è stato uno spasso, è vero). E poi quando, una volta alla cassa, facciamo tutto da soli: “spariamo” al codice a barre, controlliamo che il registratore abbia riconosciuto l’offerta, e infiliamo tutto, ordinatamente, nel sacchetto. Portiamo quel sacchetto. Ma lavoriamo in ombra anche quando andiamo a ritirare un pacco che ci attende in uno store. Lui fermo, noi in moto per andarlo a recuperare. O quando emettiamo - sempre da soli - il nostro estratto conto online. È lavoro ombra persino il rifornimento che facciamo alla macchina, quando scegliamo l’area “self”; quindi, conseguentemente, ci fermiamo, apriamo lo sportello, scendiamo dall’auto, cerchiamo le banconote, le stiriamo un poco con le dita (ma non troppo: è pur sempre carta!) perché la macchina se le prenda senza troppe smancerie, facciamo quello che dobbiamo fare, torniamo di nuovo in auto, mettiamo in moto, e, finalmente, ripartiamo.

 

Lavoriamo in ombra, insomma, tutte le volte in cui crediamo di cogliere appieno ogni succosissimo frutto dell’emancipazione collettiva che ci è dato di vivere, quando invece, praticamente, tutto quello che facciamo è svolgere - gratis - compiti che qualcun altro dovrebbe fare - pagato - al posto nostro. Un po’ più chiaro, adesso?

 

E non stiamo parlando semplicemente del tempo che se ne va, o delle energie che si dissipano dietro l’atto all’apparenza semplice di scegliere il migliore tra questo o quel prodotto, tra i miliardi disponibili online; o di questo o quel pacchetto per le vacanze; o ancora, sempre online, i più bei cavoletti di Bruxelles per la cena di sabato sera, no. No, stiamo parlando proprio del mettersi lì, con la propria testa, le proprie manine, e con tutto l’armamentario fisico e psicologico che occorre, e fare - da noi - qualcosa che non spetterebbe fare a noi. Accettando pure tutta la faccenda come il doveroso corso delle cose. Al più, come il lieve contrattempo di quella grande e irrinunciabilissima conquista che è la nostra autonomia.

Non ne facciamo nemmeno una questione etica, se è per quello. Non stavolta, almeno. Ci limitiamo a registrare il fenomeno, senza soffermarci troppo sulle conseguenze Ossia tutti quei “venire meno” che alla fattispecie sono legati: se mi occupo da solo della mia spesa, non avrò più bisogno del commesso né del cassiere; se penso da me alle vacanze, a cosa potrà mai essermi utile un agente di viaggio? Se organizzo da me l’agenda e faccio benzina da solo, cosa volete che me ne faccia di un segretario e di un benzinaio? Di questo passo, in un attimo finiremmo a scivolare sul tema - vischiosissimo - del calo dell’occupazione. Peggio: della definitiva scomparsa di certi mestieri. No, per carità. Ripetiamo: non è questo il caso.

 

Vorremmo soltanto provare a capire, in questa sede, quanto e come, tutto il lavoro che nessuno svolge più al posto nostro, ovvero il lavoro ombra che l’automazione ci ha messo nelle mani spacciandocelo per emancipazione, finisca poi effettivamente per impattare sulle già residue energie che il nostro (vero) lavoro, quello per cui veniamo effettivamente retribuiti, ci lascia per vivere.

In un concetto: saremmo qui per capire quanto del nostro tempo libero dal lavoro (quello effettivo) impieghiamo per fare altro lavoro (quello ombra).

Molto. Anzi, troppo, stando all’idea che si è fatto al riguardo il sociologo Craig Lambert (è a lui, tra l’altro, che dobbiamo la definizione di lavoro ombra che da un po’ vi passa sotto al naso). Col suo bel saggio, dal titolo “Il lavoro ombra. Tutti i lavori che fate (gratis) senza nemmeno saperlo”, Lambert, di fatto, si mette alla testa di un’insurrezione immaginaria che non ha altra pretesa se non quella di metterci in guardia; dirci: ehi, occhio perché così esplodiamo.

 

In particolare, è sul gigantesco paradosso che aleggia sull’intera faccenda del lavoro ombra che l’autore intende soffermarsi. E ci riesce bene: ma l’automazione, si chiede, non avrebbe dovuto liberarci dai lavori noiosi? Perché la sensazione diffusa, e un po’ la sintesi del ragionamento di Lambert, è che ci abbia invece soltanto modificato lo status: da consumatori, quali eravamo, a lavoratori ombra, quali invece siamo diventati.
Senza rendercene conto. Eppure, tutta questa libertà che crediamo offerta, c’è.

È lì, sotto ai nostri occhi. Provando ad andare un po’ oltre i confini del nostro campo visivo,possiamo in effetti dire che quello che fa Lambert con questa riflessione è provare ad andare alle origini del burnout (l’esaurimento da troppo lavoro) che colpisce molti lavoratori in Italia e nel mondo.

Riflessione che pare un viaggio a tappe, tra le altre cose. Un lento andare tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Altri consumatori, certamente. Più autonomi, più liberi, più indipendenti. Ma anche - anzi, soprattutto - altri lavoratori. Più stressati, meno efficienti, e quasi del tutto inconsapevoli.

Di cosa? Dei nostri limiti. Perché quando indaghiamo sulle origini del nostro esaurimento sul lavoro, e cerchiamo le cause della fatica eccessiva che sentiamo gravarci sulle spalle, forse non è più tanto verso la nostra occupazione principale che dovremmo voltarci, qualunque essa sia, ma verso il suo alter ego: il lavoro ombra.


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