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Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi - 1° parte

Vuoi lavorare nell’editoria? Be digital! – Intervista a Chiara Levi - 1° parte

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Com’è cambiato negli ultimi anni il mondo dell’editoria sotto la spinta del digital? Quali sono le competenze richieste a chi vuole scrivere per il web? Cosa vuol dire lavorare in questo ambito come libero professionista? Ne parliamo con Chiara Levi, Project Manager di WorkHer, una nuova piattaforma digitale che aiuta le donne a entrare (o rientrare) nel mondo del lavoro attraverso il networking e gli strumenti formativi.

 

Quattro anni come caporedattrice di un grande network femminile online, mamma di una bambina, ora Project Manager di WorkHer e consulente in ambito web. L’universo femminile è una costante del tuo percorso personale e professionale. E’ stato un caso o una scelta?

Potrei risponderti che è stata una scelta, ma non sarei sincera al 100%. Ho sempre voluto lavorare in ambito giornalistico e comunicativo. Ho iniziato cercando di conciliare l'amore per la storia (mi sono laureata in Storia Contemporanea a Milano) con la comunicazione. Sono riuscita, dopo mesi di insistenza, ad arrivare in alcune prestigiose redazioni, ma dopo meno di un anno mi ero già annoiata ed avevo un forte desiderio di digital, di muovermi sull'online. Il mio sogno di ventenne era quello di lavorare in un femminile. Ho mandato il CV per una posizione vacante in un grande network femminile online che apriva i propri uffici in Italia e  sono stata “pescata dal cesto”. Fino a quel momento avevo gestito insieme ad un paio di amiche un sito/blog per donne che ebbe un discreto successo. I temi femminili quali inclusione, lavoro femminile e womenomics, in particolare, mi avevano sempre attratta e con il nuovo ruolo di Content Manager ho esplorato tutto l'esplorabile in questo ambito senza preconcetti, dalle crema anticellulite alle sfilate, dalle dimissioni in bianco al gender gap.

Dalla tua esperienza diretta, qual è l’errore che le donne commettono in ambito professionale, che impedisce loro di affermarsi ed avere le stesse chance degli uomini?

Prima di rispondere ecco una premessa: non sono una di quelle che pensa che gli uomini siano brutti e cattivi. Anzi, credo che dagli uomini potremmo imparare molto. E detto questo ecco i tre punti che rispondono alla tua domanda:

  1. Non abbiamo fiducia in noi stesse: dedichiamo ore del nostro tempo a pensare ai nostri limiti e siamo spesso incapaci di elencare i nostri pregi (e qui gli uomini hanno tanto da insegnarci!)
  2. Siamo a volte troppo polemiche verso chi ci sta intorno. Basta sprecare tutte queste energie e tutto questo tempo prezioso!
  3. Non facciamo rete. Preferiamo pensare alle persone che lavorano con noi come a due fazioni/schieramenti: gli amici e i nemici. Niente di più deleterio. Dovremmo pensare più a stringere alleanze, connetterci con gli altri, comprendere anche il lavoro altrui.

Da dipendente a libera professionista, com’è cambiata la tua vita?

Al momento sono entusiasta di questa nuova dimensione. La vita da libera professionista mi ha regalato una nuova visione del lavoro, della professionalità e del tempo: recentemente, in una conferenza, l'assessore al Benessere, Qualità della vita e Sport di Milano ha parlato di “tempo liberato” e l'ho trovato un concetto davvero calzante per il mio momento professionale!

Da dove sei ripartita?

Io non ho scelto la libera professione: dopo essere diventata mamma, l'azienda in cui ero assunta ha “storto il naso” e non ho avuto la ben che minima intenzione di lasciare che il senso di colpa in qualche modo mi si avvicinasse. Diventare mamma è una meraviglia, la maternità è un vero master anche in ambito lavorativo (come la fondatrice di Piano C), ed è un vero peccato che le aziende non abbiano capito che potenziale hanno in grembo. Forte di questa consapevolezza mi sono detta: è tempo di rischiare, di vedere se il network che ho costruito può portare qualcosa, se la mia professionalità ha davvero il valore che io penso che abbia. Sono partita da qui: mi sono data una pacca sulla spacca e ho pensato che la vita da consulente era forse il modello lavorativo perfetto per una come me.

Cosa consiglieresti a chi si trova nella stessa condizione di ripartire da se stessi come freelance?

La premessa è che non credo che tutte le persone siano portate  per fare i freelance. Ci sono molti pro, ma esistono anche molti contro, per qualcuno assolutamente accettabili, per altri no. Io consiglio di fare uno schema, di dividere i pro e i contro e di scrivere tutto. Un bell'esercizio di stile che può aiutarti a capire cosa apprezzeresti e cosa no della vita da freelance. Una volta tirate le somme bisogna fare i conti con la fiducia in se stessi. Solo con quella.

Scopri quali sono i suggerimenti per entrare a fare parte di questo settore nell'articolo "Vuoi lavorare nell'editoria? Be digital! - Intervista a Chiara Levi - 2° parte"


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