Quelle professioni “a misura di mamma”

Quelle professioni “a misura di mamma”

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

Più brave a scuola, meno pagate sul lavoro” titola Repubblica consegnandoci l’ultima impietosa fotografia sul gap che da sempre, in Italia più che in altri paesi europei, mette sul mercato gli uni accanto alle altre lavoratori e lavoratrici. Una differenza di genere che corrisponde a una diversità di salario, più alto per i primi più basso per le seconde, ma che non trova quasi mai la minima corrispondenza nel potenziale espresso dai due generi nel corso dei rispettivi percorsi preparatori.

Numeri alla mano - e i numeri sono quelli del Rapporto Almalaurea 2017 - in questo articolo il quotidiano romano ci mostra in che modo, pure a fronte di risultati ben più brillanti, dalla terza media (dove un terzo delle donne chiude il triennio col 9, contro appena più di un quarto degli uomini) fino alla laurea (due i punti di media appannaggio delle donne), passando per diplomi (vedi sopra), stage, tirocini, viaggi all’estero (le ragazze ne fanno di più), fino alle ripetizioni (e stavolta le ore extra scolastiche passate sui libri sono meno per le fanciulle rispetto ai maschietti), cinque anni dopo l’ingresso nel mercato del lavoro, il divario in busta paga è comunque quantificabile in 262 euro in più per i professionisti uomini. Non basta. A completare il quadro a tinte fosche ci pensa un’altra significativa sproporzione tra i due generi: quello che riguarda il tasso di occupazione per chi ha figli a carico. Anche qui, stavolta purtroppo senza grandi sorprese, sono le donne a pagare il prezzo più alto degli uomini col meno 29%. Come avevamo analizzato già a inizio anno commentando il rapporto sulle dimissioni volontarie diffusi di recente dall’ispettorato nazionale del lavoro.

Eppure ogni tanto arrivano segnali che sembrano andare nella direzione opposta. Che senza alcuna pretesa di cambiare il corso delle cose, tuttavia, ristorano. Fanno bene. Come pezze fredde sulla fronte di un mercato (quello del lavoro) visibilmente malato su questo fronte. Perché esistono professioni che sembrano tagliate proprio per quel genere di figure lì. Quelle di donne e mamme che dopo una pausa - più o meno voluta, più o meno inesorabile - sono pronte a rimettere in circolo nel mercato del lavoro le proprie competenze e la propria preparazione.

In Monster capita spesso di “leggere” in questa chiave alcuni annunci di lavoro. E ogni tanto, quegli annunci, hanno proprio la firma di Monster.

Come questo, per la ricerca di un Inside Sales Representative. Una ricerca legata a un profilo commerciale, ruolo svolto prevalentemente in ufficio, ma con possibilità di incontrare clienti e aziende. Un percorso di crescita di grande soddisfazione personale e professionale. 

Quel genere di mansione che sembrerebbe cucita addosso a una cosiddetta “mamma in carriera”, o che, se non altro, ha il merito di non sbarrare la strada a professioniste di grande valore costrette loro malgrado a una pausa dal lavoro, dovendo gestire e conciliare impegni professionali e esigenze familiari. Le quali, dopo quella parentesi, hanno tutto il diritto di sentire il desiderio e la voglia di tornare a esprimere le proprie abilità. E farlo, magari, per una realtà dal respiro internazionale, con oltre venticinque anni di storia alle spalle e in un gruppo che conta migliaia di professionisti all’attivo. E tra loro, anche moltissime mamme.