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Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

Il lato oscuro del CV? Che la forza del curriculum sia con te!

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Chi ha già acquisito un po’ di dimestichezza con la creazione di un curriculum sa che errori grammaticali, cv eccessivamente lunghi ed informazioni di contatto mancanti o inesatte possono compromettere la candidatura. Sono gli errori più frequentemente commessi da chi è per la prima volta alla ricerca di un lavoro e non ha ancora esperienza nella stesura di un buon cv. Ma spesso, anche chi non è un job seeker alle prime armi inserisce le informazioni nella modalità sbagliata, riducendo la carica di attrattività e di forza del proprio curriculum. Sono errori più “sottili” dei primi che abbiamo citato, ma che possono ugualmente giocare un ruolo determinante nella ricerca di un lavoro. Scopriamo e illuminiamo alcuni “lati oscuri” del cv:

-          Data di nascita

Nelle informazioni generali, dopo il nostro nome e cognome, scriviamo la data di nascita. Più volte di quanto si possa credere, i recruiter ricevono cv in cui è riportata l’età anagrafica e non il giorno, mese e anno di nascita del candidato. In questa maniera il selezionatore difficilmente può calcolare gli anni della risorsa, non sapendo quando quel cv è stato scritto. Non è un dettaglio da poco, perché alcune aziende aprono delle posizioni che prevedono dei contratti proponibili per legge o per policy interna solo a persone che rientrano in un determinato range di età. Scrivere l’età anziché la data di nascita può quindi farci perdere preziose occasioni!

 

-          Job title

Non è altro che il titolo che definisce il ruolo che ricopriamo in un’azienda. Un titolo spesso ostico da decifrare, che impedisce al recruiter di identificare la funzione che il candidato ricopre o ricopriva nelle precedenti esperienze. Le cause sono due e possono essere attribuite o a una restituzione fedele del linguaggio legato al contesto aziendale nel quale si è lavorato o…alla vanità umana! Nel primo caso, il candidato scrive nel cv esattamente il job title che l’azienda gli ha attribuito e che spesso è legato a quella specifica realtà. Tuttavia, non per tutti è scontato che ROM stia per Retail Operation Manager o che First Impression Manager identifichi il portiere d’albergo. Nel secondo caso, siamo noi stessi ad attribuirci dei job title sofisticati, perché crediamo possano essere più appealing. Dobbiamo pensare invece che l’obiettivo è far comprendere qual è il nostro ruolo a chi legge. Traduciamo i titoli in forme comprensibili che identifichino con immediatezza il ruolo. Al bando quindi job title astrusi e la parola d’ordine è semplificare!

-          Scrivere, scrivere, scrivere

E’ possibile ridurre quello che facciamo 8 ore al giorno 365 giorni l’anno in una frase o poche parole? Certo che no! Eppure è quello che succede spesso: cv scarni, poveri, dove la sintesi è stata sostituita dall’assenza di contenuti. Potremmo definirlo il cv-parodox: si pensa che il problema sia sintetizzare in poco spazio quello che si è fatto, tante attività, progetti, ruoli ricoperti; in realtà, spesso il problema è riuscire a riempire quel poco spazio a disposizione che si ha. Non bisogna aver paura di scrivere e spiegare. Il cv deve raccontarci e deve essere scritto affinché il selezionatore capisca cosa sappiamo fare. Entriamo nel dettaglio delle attività di nostra competenza, spieghiamo a chi riportiamo e com’è organizzato il nostro team, citiamo progetti speciali ai quali abbiamo partecipato, programmi e software utilizzati. Mettiamo in poche parole in evidenza i nostri punti di forza.

18.0pt;mso-list:l0 level1 lfo1">-          Stile del testo

Anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto lì dove la forma può valorizzare o, al contrario, penalizzare il contenuto. Una strategia per far risaltare il nostro curriculum fra tante candidature è dare movimento allo stile del testo. Un testo che ha uno stile tutto uguale risulterà piatto o addirittura irritante e richiederà più tempo a chi legge per individuare le informazioni chiave. Un curriculum scritto tutto con uno stile normale sarà impersonale; uno scritto interamente in grassetto, in corsivo o sottolineato sarà poco piacevole da leggere. Invece, un curriculum che alterna diversi stili agevolerà la lettura, facendo risaltare le parti salienti. Fate una prova: ponete il vostro curriculum a una distanza di 50 cm, cosa cattura subito la vostra attenzione? Sicuramente le parole in grassetto, in corsivo, sottolineate o di colore diverso. Questi escamotage stilistici devono essere utilizzati con criterio, per enfatizzare ad esempio parole chiave che identificano la nostra professionalità, job title, le aziende per le quali abbiamo lavorato, le competenza nelle quali eccelliamo, esperienze all’estero, titoli di studio conseguiti, certificazioni ed applicativi conosciuti.

 

Non esiste una ricetta magica per scrivere il curriculum perfetto, ma una regola che vale sempre è provare a mettersi nei panni di chi legge il nostro cv: quali sono le informazioni importanti che il recruiter deve sapere di me? Cos’è scontato per me ma non lo è per chi non mi conosce? Qual è la forma migliore per facilitare la lettura del mio curriculum? Come posso attirare l’attenzione del recruiter sui miei punti di forza? Come faccio a destare la curiosità di chi legge, restituendo un’immagine professionale?

 

Giada Baglietto
HR Consultant
www.fiorentemente.it


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