Scegliere la giusta immagine per il curriculum: o di quando un morso fa la differenza

Scegliere la giusta immagine per il curriculum: o di quando un morso fa la differenza

Anche la scelta della giusta immagine è rilevante nel CV

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor


Immaginate Apple con una mela integra. Nike senza lo Swoosh. O McDonald's con un hamburger al posto dell’iconica M gialla su sfondo rosso. Non stiamo dicendo che non avrebbe funzionato lo stesso. Ma che su un fatto dovremmo essere tutti più o meno d’accordo: senza simboli tanto evocativi, in grado di valicare i confini dei rispettivi ambiti di appartenenza, difficilmente ci troveremmo a parlare di queste tre aziende nei termini in cui lo facciamo.

 

Perché il successo di ogni azienda, piccola o grande che sia, dipende un po’ anche dalla capacità che questa possiede di farci sentire accanto a lei. A volte, soltanto lasciandoci riflettere nell’immagine con la quale ha scelto di mostrarsi al mondo.

 

Non sveliamo niente, siamo anzi all’ABC del marketing. E il personal branding, che del marketing ne è la rilettura in chiave umana, risponde in parte anche lui a logiche del genere. Suggerendo di diventare i marketing manager di se stessi, intendevamo dopotutto anche questo: permettere a chi siede dal lato del mercato opposto al nostro (i recruiter) di avvertirci quanto più “vicini” possibile. E poche cose, a questo proposito, aiutano quanto scegliere un’immagine che favorisca, istantaneamente, l’innesco di una qualche empatia associata al nostro nome.

 

Confinare dunque la questione della scelta della propria “foto profilo” da inserire nel curriculum al rango di mera formalità, liquidare la faccenda come un vezzo, o considerarla un ornamento accessorio, rischia di essere un errore fatale. Il che non vuol dire affatto che, senza foto, il vostro CV valga meno. O che, peggio, il mercato non riconoscerà in voi nel tempo le competenze che avete acquisito, ma solo che sarebbe sciocco non spianare nel frattempo la strada con qualche piccolo accorgimento.

 

Le statistiche dicono infatti che un recruiter dedica in media 4 secondi all’analisi di un curriculum, e che, per una porzione ridotta di quel tempo, gli occhi del selezionatore si poseranno anche sulla foto che lo accompagna (si noti come l’opportunità di inserirla non è neanche tema di discussione: la foto aiuta l’impatto col CV, poche storie). Occorre pertanto uno scatto che, in pochi decimi di secondo, dica qualcosa di positivo sul vostro conto. Come fare? Evitando per esempio errori che produrrebbero l’effetto opposto.

 

Tanto per cominciare, a meno che non siate un’azienda, una squadra di calcio o una contrada senese - e nessuno di questi dovrebbe essere il vostro caso -, lasciate perdere i loghi, i simboli, gli stemmi. Serve una foto. Possibilmente buona. Non andate a pescare nella galleria del vecchio smartphone, la foto del curriculum deve essere quanto più aggiornata possibile (come tutto il CV, del resto). Togliete cappelli e occhiali, il trucco in eccesso e, per l’amor del cielo, non usate filtri. Scegliete per la vostra immagine uno sfondo neutro, preferibilmente chiaro, o, se proprio deve intravedersi qualcosa, che almeno sia in ordine e “professionalizzante” (uno studio, una libreria; non gli ombrelloni al mare, ecco). Ricordate che il viso dovrebbe occupare più della metà dello spazio della fotografia, quindi evitate scatti in cui voi siete solo un puntino all’orizzonte. Nell’immagine, beninteso, dovrete comparire da soli (le coppie sono tollerate solo nel caso di gemelli siamesi). Non cercate lo scatto “a effetto” (se fate snowboard nel tempo libero, non serve mostrare l’ultima evoluzione appresa), piuttosto scegliete con cura l’abbigliamento adeguato. A meno che le vostre competenze non vi rendano idonei a un lavoro per cui è richiesto uno stile più formale, optate sempre per un look sobrio, moderato, casual. Evitate nudità (ma anche le spalle scoperte) e, soprattutto, sorridete. Non è una foto segnaletica, anche se il contesto professionale inclina giustamente alla serietà; dopotutto una espressione serena, rilassata e appena sorridente è il genere di contatto che ci si augura di incrociare anche per la strada, o no?

 

Il consiglio è però comunque quello di distinguersi: parliamo pur sempre di personal branding! Ecco perché, fatte salve tutte le accortezze appena elencate, riuscire a trasmettere in quella immagine anche un dettaglio del vostro essere professionisti (esempio: un fotografo potrebbe farsi ritrarre con la sua macchina digitale) costituisce senz’altro un piccolo bonus che aiuterà a identificarvi prima e meglio. Al pari di una mela morsicata, di un “baffo” da sinistra verso destra o di una M gialla grossa così.