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Come gestire l'ansia post-colloquio di lavoro. Istruzioni per l'attesa.

Come gestire l'ansia post-colloquio di lavoro. Istruzioni per l'attesa.

Come gestire l'ansia post-colloquio

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

Chiariamo subito un aspetto: se siete tipi ansiosi, resterete tipi ansiosi. Tutto quello che tenteremo di fare, con questo articolo, sarà al massimo spiegarvi quello che pensiamo da un po’ sull’ansia post colloquio di lavoro. Tanto per cominciare, non crediamo affatto costituisca un pericolo dal quale guardarsi. Al contrario, riteniamo sia un combustibile naturale, o, al massimo, la rappresentazione grezza di quel particolare stato d’animo che da queste parti chiamiamo tensione evolutiva. A condizione, però, di saperla canalizzare nel modo giusto.

Riassumendo: quello che cercheremo di fare ora, con queste due righe, sarà offrirvi qualche dritta per fare dell’attesa che segue un colloquio di lavoro il momento migliore per evolvere professionalmente.

Pronti? Via.

 

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Regola numero uno: state alla larga dal vostro alter-ego pessimista. Di solito, in periodi del genere, domande del tipo Quanto tempo dovrò ancora aspettare prima di una risposta?, o Quand’è che posso iniziare a preoccuparmi?, ma anche Per quanto potrò ancora sperare che non mi abbiano dimenticato?, più che darvi risposte, finiscono per catapultarvi in quel pericoloso precipizio di sconforto che la vostra indole ansiogena - e se non ne avete una d’ordinanza, al termine di un colloquio ne avrete certamente una d’ufficio - avrà scavato davanti a voi con precisione scrupolosa. Ecco, ignorate quella vocina. I tempi sono cambiati. La tendenza di ogni dipartimento HR, oggi, è infatti quella di prendersela con comodo prima di darvi qualsiasi tipo di riscontro. Pazienza, insomma, è la parola d’ordine dopo un colloquio di lavoro. E il mantra da ripetersi - ta-ssa-ti-va-men-te - è No news, good news. Almeno fino a dimostrazione del contrario.

Eppure un modo per tenere aperto il canale col vostro selezionatore esiste. Ma, regola numero due, passa esclusivamente da voi. E, in più, va fatto subito. Già all’indomani del vostro colloquio. Cosa dovete fare? Semplice: inviare una mail al vostro recruiter. Per dirgli cosa? Per dirgli - brevemente, se possibile - quello che avete provato standogli davanti e quale esperienza vi siete portati a casa dal confronto con lui. Si dà il caso che il vostro interlocutore si sia ricavato del tempo per ricevervi, per parlarvi, per ascoltarvi, dandovi un’opportunità preziosa per mettervi in mostra. Quindi ricambiare la gentilezza con una mail è un gesto di cortesia elementare che in qualche modo vi spetta. E anche di intelligenza strategica, a dirla proprio tutta. La mail potrebbe infatti essere l’occasione per ritornare furbescamente su un tema che vi era sfuggito, o fugare definitivamente un dubbio che vi è parso di leggere nelle espressioni del vostro interlocutore durante il colloquio.

Dopo il quale, ed ecco la terza dritta che ci sentiamo di offrirvi, non bisogna mai (mai!) smettere di cercare la posizione che fa al caso vostro. Continuate ad inviare CV, a fare networking, a rispondere ad annunci che vi sembrano interessanti. Dopotutto il modo migliore per ripartire, specie in caso di esito negativo del colloquio, è non essersi mai fermati.

Se proprio non riuscite a distrarvi pensando ad altro, allora restate pure in tema, ma, regola numero quattro, almeno portatevi avanti col lavoro: risparmiate tempo anticipando la vostra strategia in caso di esito positivo del colloquio. Come? Capendo quali possono essere le domande che il vostro recruiter potrebbe rivolgervi durante il secondo colloquio. Oppure prendendo informazioni sul tipo di compenso che potrebbe spettarvi e che potreste aver bisogno di discutere nella fase successiva del processo di recruiting.

C’è poi un’altra cosa che potete fare per ingannare l’attesa e trasformarla in un momento di crescita, e con questo siamo già al quinto punto da tenere a mente: prendere carta e penna e mettere nero su bianco tutti gli aspetti del colloquio che vi hanno colpito. Domande, curiosità, informazioni dettagliate sull’azienda e sul lavoro in generale, sensazioni, consigli utili; insomma, tutto. Dopodiché, prendete tutte queste info, tracciate una linea, e mettete di qua gli aspetti a vostro avviso positivi della chiacchierata col vostro recruiter e, di là, quello su cui avreste potuto giocarvi meglio le vostre carte. Non potete ancora sapere se avrete una seconda occasione per approfondirli, ma, nel caso in cui non arrivasse, avrete comunque imparato una lezione.

Ah, a proposito di lezione. Sentite qua. Se una volta arrivata la risposta, dovesse non essere quella che aspettavate, non perdete l’occasione di lasciare di voi la migliore immagine possibile: tornate a scrivere al vostro recruiter. E stavolta, per dirgli solo una parola: grazie!

In fondo, a separarvi dalla vostra assunzione, potrebbe essere solo una questione di tempo.


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