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Donne e tecnologia: l’ICT ha un problema di gender gap

Donne e tecnologia: l’ICT ha un problema di gender gap

Il settore ICT ha un problema di gender gap

Vanno meglio a scuola, eppure vengono pagate meno. Raggiungono gli stessi obiettivi degli uomini, ma non hanno le stesse opportunità di carriera. Quello con la tecnologia resta un rapporto complicato per le professioniste italiane. Il settore ICT ha un problema di gender gap, ormai è evidente. Ma qualcuno sta provando a cambiare le cose.

 

Vanno meglio a scuola, eppure vengono pagate meno. Raggiungono gli stessi obiettivi degli uomini, ma non hanno le stesse opportunità di carriera. E va avanti così da anni. L’Italia non scopre certo oggi il cosiddetto gender gap che pesa sulle donne, ma forse adesso ci si rende conto meglio della misura raggiunta dal fenomeno. E questo perché a pagarne il prezzo più alto sono soprattutto le imprese che stanno vivendo il loro momento d’oro: quelle del settore ICT.

Cosa dicono i numeri

Le dimensioni di questa sproporzione sono illustrate bene dai risultati della ricerca “Innovazione al femminile: il futuro è STEAM”, condotta da NetConsulting cube per CA Technologies e Fondazione Sodalita.

  • più del 40% delle imprese disporrà entro pochi anni di una divisione Innovazione;
  • il 67% localizzerà le sue funzioni nel settore ICT;
  • il rapporto tra uomini e donne in queste nuove divisioni sarà di 9 a 2

Il dubbio allora è legittimo: colpa della genetica? Nient’affatto. Anzi, al contrario. Al dato che dà conto del gender gap negli ambienti tecnico-scientifici italiani, lo studio offre in antitesi un’ultima percentuale che, se possibile, oltre al danno somma pure la beffa.

  • 84%

È la stima di quanti, tra i responsabili HR e i direttori dei sistemi informativi intervistati, riconosce “il valore strategico delle donne nello sviluppo e nell’innovazione”.

Le origini del gender gap nell’ICT italiano

Quindi? A chi o a cosa possiamo allora ricondurre le cause della responsabilità di questo gap di genere che fa di quella tra donne e tecnologia la relazione più complicata del mercato del lavoro italiano? 

Anche su questo, la ricerca Net Consulting lascia poco margine alla fantasia: un percorso di studi tecnico-scientifici viene preso in considerazione soltanto nel 12% dei casi, quando si parla di donne, a fronte del 21% degli studenti uomini. Risultato? Il 66% dei ragazzi si sente tagliato per un’occupazione di stampo tecnologico, contro appena il 35% delle colleghe donne. La metà.

  • 12%: le donne che valutano un percorso di studi tecnico-scientifici
  • 21%: gli uomini che valuano studi in ambito tecnico-scientifico
  • 66%: gli uomini che cercano un lavoro di stampo tecnologico
  • 35%: le donne che si sentono tagliate per il settore ICT

Il paradosso della parità di genere

Provando a giustificare scientificamente la strana relazione tra donne e tecnologia nel mondo del lavoro, due uomini, gli psicologi Gijsbert Stoet e David Geary, rispettivamente della Leeds Beckett University e della University of Missouri, sono arrivati a formulare una teoria che già dal nome promette bene, si fa per dire: “Il paradosso della parità di genere”. Dice questo: quanto più uomini e donne sono su una posizione di uguaglianza nella società, tanto meno queste ultime sceglieranno un corso di studi in ambito STEM (Science, Tech, Engineering & Math).

Tra gli enti che in Italia provano a superare questo gender gap nell’ICT c’è anche il Comune di Milano. Qui ogni anno, ad aprile, si organizza STEM in the City, l’iniziativa nata sotto l’impulso di stimolare bambine, ragazze e studentesse universitarie a intraprendere percorsi di studio e di carriera in ambito tecnologico e scientifico.

Meno male che ogni tanto ci pensa la realtà, con le storie che offre, ad abbattere in un colpo solo tutti gli stereotipi. E stavolta, la realtà, ha l’aria espressiva e un poco timida di Maria Laura.

 
 

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