Tre consigli per migliorare la ricerca di lavoro online: a lezione di tiro con l’arco

Tre consigli per migliorare la ricerca di lavoro online: a lezione di tiro con l’arco

Tre consigli per migliorare la ricerca di lavoro online

di Valerio Sordilli, giornalista e Monster contributor

 

La ricerca di lavoro online è un lavoro di per sé, inutile che ci si giri troppo intorno. E come ogni lavoro che si rispetti, anche qui, per fare bene, occorre saper combinare sapientemente tre elementi: tempo, tanto per cominciare; cura, perché nulla venga lasciato al caso; e metodo, componente distintiva di ogni attività che ci riguardi.

Partire da questo principio, e impostare la propria ricerca di lavoro online su questi tre pilastri, significa comprendere, prima di ogni altra cosa, l’importanza del gesto che sta alla base di un’attività del genere.

Conosciamo l’obiezione: il rispetto ossequioso di questi tre elementi non garantisce mica il successo? No, d’accordo. Ma prendete il tiro con l’arco. Come “che c’entra?”. Abbiamo parlato dell’importanza del gesto, no? Ecco. Impostare la propria strategia di ricerca di lavoro online è un po’ come trovare la giusta postura prima di mettersi lì, comodi, e tirare con l’arco. L’apertura delle gambe, l’inclinazione del capo, il grado di tensione delle braccia: sì, insomma, la giusta postura. Direte: e questo basta a fare centro? No, o almeno non sempre; ma non si è nemmeno mai visto qualcuno che, dopo aver assunto una corretta posizione con arco e frecce in mano, abbia poi mancato completamente il bersaglio.

Capito questo, ci siamo. Perché con la ricerca di lavoro funziona esattamente allo stesso modo. Assumere “la giusta postura” per trovare un buon impiego non è detto che basti per trovarlo, ma è certo che, tenendo a mente le due, tre regole chiave, non ci si allontanerà mai troppo dal bersaglio. E allora, ricordate? Tempo, cura, metodo.

Partiamo da qui per capire come tradurre questi principi in azioni pratiche, concrete, e affinare la propria ricerca di lavoro online. Per semplificare la faccenda, abbiamo pensato di riassumere tutto in tre “gesti”. O, per meglio dire, in tre “movimenti” di quell’unico grande gesto che è cercare lavoro online. Tre, non uno di più.

Pronti? Via.

Il tempo.

Che abbiate o meno già un impiego, se vi siete messi in testa di trovare un lavoro non c’è altro modo per farlo che dedicando a questa attività buona parte delle vostre energie e del vostro tempo. Riservate almeno quattro ore al giorno alla ricerca di lavoro. Se non ne avete già uno, dividete la vostra ricerca di lavoro in (almeno) due ore al mattino e due al pomeriggio (se invece lavorate, già sapete a cosa destinare pause pranzo e week end nei prossimi mesi). Le aziende pubblicano continuamente, ogni giorno, nuovi annunci di lavoro, e essere tra i primi a candidarsi costituisce un vantaggio strategico per niente trascurabile. Nella stragrande maggioranza dei casi, la scelta di un recruiter si chiude a pochi giorni dalla pubblicazione dell’annuncio. Presidiate appena potete, dunque, la sezione delle offerte di lavoro che più vi interessano. Essere tempestivi consente, inoltre, di capire se la ricerca di lavoro è stata impostata nella maniera corretta, ovvero se il CV è stato caricato rispettando alla lettera i criteri degli algoritmi dei principali motori di ricerca lavoro, o se, invece, c’è bisogno di fare un ripassino delle regole generali.

 

La cura.

«Non esiste la versione definitiva di un testo», pare amasse dire Hemingway a chi gli chiedeva conto delle continue modifiche apportate ai suoi scritti. Sapete che c’è? Hemingway aveva ragione. Perciò, guardando al vostro curriculum, pensatelo come a una specie di documento in continuo aggiornamento: mai definitivo, mutevole. Immaginatevelo di creta. Cura, in una strategia di ricerca di lavoro online, vuol dire (anche) questo: mettersi lì, e produrre tante versioni del vostro Io professionale quanti sono gli annunci per cui intendete spendere la vostra candidatura. Leggete bene le offerte di lavoro: cerchiate, evidenziate le parole chiave, i termini ricorrenti, le competenze richieste; poi fate il paio con ciò che avete da mettere sul tavolo voi - le vostre attitudini, le hard e le soft skill - e: bingo! Se nell’annuncio è fatta menzione di una certa predisposizione per il tipo di lavoro offerto, e nel caso questa completi il ventaglio delle vostre abilità, la cosa migliore da fare è dare a quella dote lo spazio che merita all’interno del CV. Dopotutto, se il recruiter si è preso la briga di mettere in evidenza il fatto che ci sono due o tre aspetti imprescindibili per quella posizione, e voi - guarda un po’ - rispondente a ognuno di quei requisiti, perché non farglielo notare fin dalle prime righe del curriculum (spesso le sole ad essere lette)? A questo punto è necessario però chiarirsi su un fatto: se siete arrivati fin qui credendo che vi si stia suggerendo di darla a bere al recruiter, inserendo nel CV abilità che non sapete neanche dove stiano di casa, e tutto solo per giocarvi qualche chance in più di arrivare al colloquio, bè, siete fuori strada. La verità è la dote migliore di cui armarsi prima di cominciare una ricerca di lavoro online. Quello che cerchiamo di dire è solo di comporre il CV tenendo ogni volta bene a mente a chi sarà diretto: l’azienda, il posto di lavoro, le qualità per questo necessarie. E di mettere in risalto, di volta in volta, soltanto ciò che serve. Per lo stesso motivo, il curriculum va aggiornato a scadenze regolari, traducendo in doti o nuove sensibilità ogni minima novità che vi riguardi. Ve l’avevamo detto, all’inizio: Hemingway aveva ragione.

Il metodo.

Oh, ecco, sul metodo rischieremmo davvero di dilungarci troppo se ci mettessimo lì a spiegare in cosa consiste, di preciso, un metodo. Ci limiteremo allora soltanto a dire che una ricerca di lavoro online davvero efficace non può prescindere da una presenza online di un certo tipo. E oggi il modo più pratico, immediato e incisivo di lasciare una qualche traccia di sé sul web passa, ve ne sarete accorti, anche dai social network. Non crediate, con questo, che vi stiamo dicendo di aprire profili sulle principali piattaforme e cominciare a postare di tutto senza il minimo criterio. Al contrario, vorremmo anzi invitarvi a prendere in considerazione il punto di partenza diametralmente opposto. E cioè: se, spinti dalla scoperta della novità, tempo fa avete inondato il web di vostri profili social, rimasti poi per lo più all’asciutto di contenuti, ecco, è arrivato il momento di chiuderli. Focalizzatevi su una, massimo due “estensioni di voi”, e prendete l’abitudine di popolare questi canali con contenuti rilevanti e - soprattutto - seguendo logiche di buonsenso. Se proprio non riuscite a fare a meno di raccontare al mondo come avete trascorso la domenica, assicuratevi almeno di inserire, tra una gita e l’altra, anche qualche informazione pertinente con le vostre abilità, col vostro Io professionale. La prima mossa di un recruiter, dopo aver aperto e trovato interessante un curriculum vitae, è quella di cercare nome e cognome del candidato sui motori di ricerca, per capire qualcosa in più su chi gli è capitato davanti. Perché allora non semplificargli il lavoro, magari mostrando di voi qualcosa che si aspetta di trovare? Almeno nella fase di ricerca di lavoro online, i vostri profili social dovrebbero diventare delle estensioni della vostra professionalità (o di quella che ambite a incarnare). In quest’ottica, non escludete a priori anche l’ipotesi di un piccolo investimento in chiave di personal branding. Aprire uno spazio tutto proprio (un sito, un blog) dove dirottare potenziali recruiter a caccia di informazioni sul vostro conto, oppure prendere parte a eventi, fiere e appuntamenti di settore - e poi raccontarne in post dedicati, che direbbero di voi molto più di quanto non faccia il vostro CV - potrebbe rivelarsi un metodo piuttosto efficace per mettersi in evidenza agli occhi di un selezionatore.

Ma eravamo partiti da un gesto, ricordate? E solo ora che le gambe paiono alla giusta distanza l’una dall’altra, il capo inclinato a dovere, e le braccia, pure loro tese quanto serve, sembra essere arrivato il momento di scoccare la freccia. Prima, pareva una cosa fatta così, tanto per fare.