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Al lavoro in una nuova azienda: manuale d’uso in tre semplici regole

Al lavoro in una nuova azienda: manuale d’uso in tre semplici regole

Cambiare azienda è sempre una faccenda di scelte. Dirette, o collaterali. Nostre o di qualcun altro. Fatte, insomma, o subite.

Manager irriconoscenti, per esempio. O pessime condizioni di vita al lavoro. Ma anche aspettative tradite, accordi disattesi dall’azienda, o rapporti coi colleghi più difficili del previsto. Se poi nel conto mettessimo anche le ragioni di matrice opposta, e molto meno spigolose di queste, e pensassimo per dire a chi, ciclicamente, è alla ricerca di nuovi stimoli, o ama reinventarsi, o mettersi in gioco in contesti diversi, ecco allora che avremmo un quadro forse più completo del ventaglio di ragioni che spesso ci spingono a chiudere i conti con l’azienda per cui lavoriamo e ad avviarci dritti verso la ricerca di una nuova occasione professionale.

Individuata la quale, nel giro di poche settimane ci si trova di solito catapultati in un mondo quasi del tutto sconosciuto. Un habitat in cui buona parte delle prassi acquisite fino a quel momento non funzionano più. O funzionano diversamente. È in quel momento che si inizia a fare i conti con tutto ciò che un passaggio da un’azienda a un’altra comporta: cambio di ambiente, nuovi colleghi, manager e filosofia aziendale praticamente sconosciuti. E poi meccanismi quotidiani, dinamiche interne, processi e mentalità ancora tutti da scoprire.

Muovere i primi passi in un contesto del genere, capirete bene, non è che sia proprio il gesto più naturale del mondo. Per quanto l’esperienza ci suggerisca la massima prudenza, il rischio di compiere passi falsi quando si inizia a lavorare in un’impresa ancora sconosciuta è più concreto di quanto in realtà non si creda. Ci aggiriamo nella nostra nuova azienda come elefanti in una cristalleria, sempre col rischio di fare o dire qualcosa che ci metta - da subito e per molto tempo - in cattiva luce.

Serviva allora un manuale d’uso, ci siamo detti. Un piccolo codice comportamentale, racchiuso in tre semplici mosse. Le abbiamo individuate in queste.

 

La prima: lasciate perdere la rivoluzione.

Tenete a bada il Robespierre che è in voi. Evitate ogni genere di protagonismo. Rinunciate a imprimere il vostro stile già due ore dopo l’ingresso nel nuovo ufficio. Guardatevi, almeno per i primissimi tempi, anche dalle faccende che vi impongono scelte troppo nette. Nel caso riteniate importante mettere da subito in risalto il vostro valore, ricordate però anche che, salvo complicazioni (vedere le prime righe di questo articolo), in quell’azienda siete appena arrivati e in teoria dovrete trascorrere lì dentro ancora molto tempo: occasioni e modi per mettervi in mostra ce ne saranno. Siamo pronti a scommettere. Non stiamo dicendo che dovreste evitare ogni genere di contatto o scelta di carattere professionale, bensì che non dovreste prendere decisioni cruciali (e quasi tutte le prime, in genere, lo sono, poiché costituiscono la vostra genesi all’interno di un’azienda) in maniera avventata; senza prima cioè averne valutato ogni aspetto. Prendetevi insomma il tempo che vi serve per metabolizzare - tutte - le novità che riguardano questo capitolo della vostra saga professionale. C’è chi si è divertito a stimare per conto di tutti un tempo utile, il minimo necessario per una attenta osservazione e comprensione della nuovo ambiente di lavoro.
 

Lo ha fissato nei famosi “100 giorni”. Altri, appena più prudenti, consigliano di estendere questo periodo di rodaggio ai primi sei mesi in una nuova azienda.

Che poi è quanto anche il legislatore ha stimato essere un tempo "di prova" adeguato e sufficiente all'azienda per confermare - o meno - una collaborazione."

Questione di carburazione, evidentemente. Tuttavia, quale che sia la vostra cilindrata, sappiate che un periodo di adattamento e di transizione non solo è necessario quando cambiate lavoro, ma è persino fisiologico. Solo per questo, dovreste concedervelo.

 

Seconda: evitate ogni genere di comparazione.

Per spiegarvi bene questo passaggio, forse tutto quello che serve è un esempio. Questo: fareste mai notare alla vostra nuova compagna, durante la prima cena di coppia, tutte le buone abitudini della vostra ex? E allora perché il principio dovrebbe essere valido con i vostri nuovo colleghi? O, peggio, con i vostri nuovi manager? Evitate i confronti tra presente e passato, anche se la stortura che avete sotto gli occhi è evidente. Proponete pure la soluzione che vi sembra possa risolvere quel contrattempo. Ma ricordate: di tempo per mostrare il vostro stile, ce ne sarà. Considerate ogni contributo al miglioramento come una vostra dote professionale (perché di questo si tratta) e non una sfida tra dove eravate prima e dove siete adesso. Non datevi la zappa sui piedi con frasi del tipo “ah, voi qui fate così”: nel caso non ve ne foste ancora resi conto, anche voi, ormai, siete “qui”. Piuttosto, badate a integrare sempre le frasi che riguardano la vostra nuova azienda con un “noi”, questo eviterà che il primo pensiero dei vostri colleghi su di voi sia una cosa del tipo: “se stava tanto bene di là, perché non c’è rimasto?”.

 

Terza: distanti da tutti, vicini a ognuno.

Nuova azienda significa nuovi colleghi. Nuove dinamiche interpersonali. E, quindi, anche nuove insidie. Quando diciamo che occorre tempo per comprendere l’ambiente in cui si è scelto di investire le proprie competenze, intendiamo tutto l’ambiente. Variabili umane comprese. E allora: così come non potete sapere, a pochi giorni dall’inizio dell’incarico, quali meccanismi facciano al caso della vostra nuova azienda, allo stesso modo non potete avete la minima cognizione del valore (umano e professionale) di chi vi circonda. Offrite sostegno a tutti, garantite supporto materiale e operativo a chiunque ve ne richieda (mettendo chiaramente sempre prima il vostro dovere: è su quello che sarete valutati nel tempo), ma non fate vostra, almeno per i primissimi tempi, nessuna causa personale. Se le affinità elettive si chiamano così, ci sarà pure una ragione. Quindi non abbiate fretta di essere riconosciuti da tutti come un buon collega. Preoccupatevi di essere soltanto un buon professionista. Non siate precipitosi nel voler dimostrare all’azienda che non deve pentirsi di aver investito su di voi. Anche sotto questo aspetto, il tempo gioca dalla parte degli ultimi arrivati. A patto che questi sappiano comprenderlo.


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