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Ci sta scadendo il talento

Ci sta scadendo il talento

Ci sta scadendo il talento

Le nostre competenze tecniche dureranno sempre meno, assicura l’Ocse. E il World Economic Forum, come se non bastasse, rincara la dose: entro il 2030 ci sarà bisogno di riqualificare oltre un milione di professionisti le cui abilità saranno considerate obsolete dal mercato. Insomma, senza girarci intorno: ci sta scadendo il talento.


In tempi come questi, in cui ogni cosa scade, si esaurisce, diventa inservibile e non va bene più; tempi in cui il concetto stesso di moda è passato di moda, come si è potuto anche solo pensare che il nostro sapere sarebbe durato in eterno?

Così ci sta scadendo il talento

E infatti togliamocelo dalla testa perché non solo non durerà in eterno, ma anzi, a dirla tutta, sta già scadendo. E pure a una velocità impressionante. Le nostre competenze tecniche dureranno sempre meno, assicura infatti l’Ocse. Che nella sua “strategia per le competenze” ci spiega bene anche il modo in cui il mercato del lavoro da qualche tempo ha cominciato a misurare la durata delle nostre abilità. E, sorpresa, il principio è lo stesso che si usa per l’età dei cani: moltiplicando per sette.

Più nel dettaglio, una competenza tecnica moderna dura in media tra i 12 e i 18 mesi. Tradotto: un anno, un anno e mezzo, e poi quello che sappiamo di come si fa il nostro mestiere - e che sul posto di lavoro è tutto ciò che ci appartiene - smette improvvisamente di essere un valore per il mercato e ha bisogno di una verifica, un aggiornamento, una rinfrescata. 

In numeri, lo scenario di partenza è questo:

  • Da 12 a 18 mesi: è la durata media di una competenza tecnica moderna
  • x7: è la velocità con cui “scade” il nostro talento rispetto al passato
  • 1 anno: il tempo necessario prima di aggiornare le proprie abilità

Apprendere ad apprendere

Per chi ne fa da sempre una questione di dualismo tra hard e soft skill il quadro però è più semplice: a contare di più, in futuro, saranno le seconde. Perché è fin troppo evidente che il sapere fine a se stesso avrà vita sempre più breve su quel grande bazar delle competenze che è diventato il mercato di lavoro.

In uno scenario simile, la capacità di un individuo di imparare ad acquisire nozioni in maniera costante, durante l’intero ciclo professionale, diventerà un fattore determinante. Apprendere ad apprendere, se così si può dire, sarà il primo e più grande talento richiesto ai professionisti di domani (oltre che l’asse attorno al quale ridefinire la nozione di talento per chi, poi, quel sapere dovrà valutarlo).

La “reskilling emergency”

Che non andrebbe presa troppo sotto gamba, questa faccenda del talento che ci scade tra le mani, ce lo ricorda anche il World Economic Forum. Lì, anzi, parlano addirittura già di “reskilling emergency”. E questo perché, spiegano, entro il 2030 (quindi domattina), per effetto della rivoluzione tecnologica e dell’avvento dell’Industria 4.0, avremo bisogno di riqualificare oltre un milione di professionisti.

Ma è già nei prossimi due anni che l’emergenza di cui parlano al WEF farà sentire i propri effetti. Specie se, come dicono, il 42% delle competenze chiave - quelle cioè necessarie per svolgere lavori attualmente esistenti - cambierà completamente entro il 2022.

  • Fine 2022: il 42% delle competenze di oggi sarà cambiato
  • 1 Milione: i professionisti da riqualificare entro il 2030
  • Rivoluzione tecnologica e Industria 4.0: le cause della “reskilling emergency”

Potenziale umano per programmare nuovo sapere

Un quadro da cui si intuisce ancora meglio in che modo il potenziale comportamentale di un candidato, ovvero la sua attitudine all’apprendimento, la sua proattività e la flessibilità che questi saprà opporre al cambiamento in atto, diventeranno qualità molto apprezzate dai recruiter e dalle aziende. Non solo per poter mettere le mani sul lavoro, ma anche, una volta raggiunto, per tenerselo.

Quel che appare una volta di più essenziale per i candidati (ma anche per le aziende), è che nei prossimi anni chi cerca lavoro non avrà poi troppa altra scelta che valorizzare il proprio potenziale umano a dispetto delle proprie competenze tecniche, l’esperienza acquisita o i titoli di studio.

Davanti all’obsolescenza inevitabile delle proprie abilità tecniche, infatti, diventa strategico per ciascuno definire chiaramente il potenziale umano su cui “programmare” nuovo sapere.

 

 

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